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    Coronavirus: le ripercussioni sugli aeroporti

    Coronavirus conseguenze aeroporti

    Tempi duri per l’ economia mondiale. Il colosso cinese è alle prese con l’emergenza sanitaria più imponente degli ultimi anni e il conseguente rallentamento della sua economia ha forti ripercussioni su tutti i mercati. Se quarantena e isolamento diventano le parole chiave per contenere i rischi, è ovvio che uno dei settori più colpiti non possa non essere quello del trasporto aereo. Vediamo quali sono state le ripercussioni del Coronavirus sugli aeroporti e quali sono le stime per le prossime settimane.

    I dati delle prime settimane di Coronavirus

    Attualmente circa 70 compagnie aeree internazionali (qui un elenco) hanno interrotto i voli da e per la Cina mentre un’ altra cinquantina hanno optato per una riduzione parziale. A questi provvedimenti vanno sommati quelli presi dai vari governi nazionali, tra i quali l’Italia, che, a seguito del coronavirus, hanno scelto di bloccare in maniera più o meno decisa il traffico aereo da e per gli aeroporti del paese del dragone.
    In totale, nella settimana dal 10 al 16 Febbraio i posti offerti sono crollati dell’ 80 percento verso Cina e Hong Kong, ma non va meglio per quanto riguarda le altre mete asiatiche, con flessioni superiori al 50 percento per Thailandia, Taiwan, Giappone e Corea.

    Ancor più in affanno è il mercato interno cinese. Se si prende in analisi il periodo dal 27 Gennaio al 12 Febbraio 2020, si nota una flessione nel numero di passeggeri dei voli con compagnie cinesi intorno al 70 percento rispetto allo stesso periodo del 2019. Le compagnie maggiori come China Eastern e China Southern Airlines hanno lasciato a terra praticamente un terzo della flotta.

    Le stime sulle ripercussioni negli aeroporti

    Le stime dell’ Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) sono altrettanto impietose: si calcola che nel primo trimestre del 2020 la capacità di trasporto passeggeri delle compagnie possa calare dal 39 al 41 percento.
    Una stima del genere si tramuterebbe, se confermata, in una perdita di circa 5 miliardi di dollari per le compagnie aeree, ai quali vanno aggiunti gli effetti della riduzione del traffico di merci.

    Ovviamente questi dati si ripercuotono anche sul turismo. L’ICAO stima che le ripercussioni di un minor arrivo di turisti cinesi negli aeroporti causato dal coronavirus comporterà perdite economiche importanti per i paesi a forte vocazione turistica. Il Giappone e la Thailandia perderanno solo nel primo trimestre del 2020 più di un miliardo di dollari di guadagni.
    Non va meglio in Italia: nel nostro paese, nel mese di Febbraio, si contano mediamente mezzo milione di presenze che l’attuale crisi sanitaria cinese ha ridotto a zero.

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