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    Lo sport rende più efficiente il cervello

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    Sono numerose le ricerche che da tempo hanno dimostrato come lo sport produca effetti positivi a livello fisico e negli ultimi anni sono emersi anche numerosi studi sull’influenza positiva che alcune attività sportive producono a livello celebrale. Interessante a tal proposito la recente ricerca della Northwestern University dell’Illinois che lo scorso dicembre ha reso pubblici i risultati di uno studio sullo sport e i suoi effetti sulla concentrazione. Attraverso alcuni stimoli sonori presentati ad un gruppo misto di persone (atleti e persone sedentarie) si è visto come quelli che praticavano sport erano più reattivi rispetto al gruppo dei meno attivi. Questa ricerca è servita a chiarire l’utilità dello sport applicato al trattamento di disturbi del linguaggio e di persone affette da patologie di natura “sensoriale”. Gli sportivi hanno dunque una maggiore abilità di “focus” e il loro sistema nervoso risulterebbe più in forma e reattivo. Secondo gli studiosi un’attività fisica regolare e costante nel tempo stimolerebbe dunque quelle aree del cervello responsabili dell’attenzione, in particolare la corteccia prefrontale e i canali dopaminergici.

    Secondo la dottoressa Danielle Ransom ricercatrice neuropsichiatra dell’ospedale pediatrico Johns Hopkins All Children’s Hospital di St. Peter in Florida, lo sport aiuterebbe a migliorare anche le prestazioni scolastiche soprattutto in quei bambini che si dedicano ad attività fisiche per almeno tre volte a settimane e in un tempo non inferiore a 20 minuti a sessione. Dello stesso avviso anche i ricercatori tedeschi dell’University Hospital di Muenster che all’ultimo congresso dell’European College of Neuropsychopharmacology di Copenaghen hanno riportato i dati della loro ricerca, poi pubblicati su Scientific Reports, che hanno dimostrato come l’attività fisica sia associata ad una migliore struttura e ad un migliore funzionamento del cervello. Gli sport di squadra come il calcio, il basket o la pallavolo ad esempio avrebbero non solo effetti positivi sulla coordinazione e sui centri che controllano gli arti inferiori e superiori (il cosiddetto sistema extrapiramidale) ma anche sulla memoria grazie alla stimolazione del lobo centrale e dell’ippocampo, strutture del sistema limbico responsabili della concentrazione e dell’attenzione. Anche il tennistavolo sembrerebbe particolarmente indicato per chi voglia mantenere in forma corpo e cervello visto che risulterebbe di grande utilità per lo sviluppo psicofisico favorendo la concentrazione e la velocità di risposta e reazione del sistema nervoso centrale aumentando al contempo la coordinazione e l’equilibrio. Non è un caso che i giocatori di Ping Pong più navigati descrivano le loro partite come “partite a scacchi mentre si corrono i 100 metri”. A proposito di partite a scacchi e di sport dove il cervello viene particolarmente stimolato, alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che grazie alla loro passione anche i pokeristi trarrebbero un grande giovamento sul piano celebrale. Il poker è del resto uno sport che stimola i neuroni a livello intellettivo e creativo. Tali processi aiuterebbero a produrre mielina, uno strato protettivo essenziale per la preservazione del sistema nervoso centrale. Stesso discorso per il Bridge, un parente molto stretto del poker, che ha velleità di diventare disciplina olimpica e che, grazie alle stimolazioni delle sinapsi e della memoria garantisce longevità ai tessuti celebrali.

    La neuroplasticità, ovvero tutti quei meccanismi del cervello coinvolti nella conoscenza e nell’apprendimento, sarebbe dunque favorita dall’attività motoria ed infatti l’aumento del volume celebrale dell’Homo Sapiens sarebbe da associare alla sua maggiore attività fisica quando, all’incirca 2,4 milioni d’anni fa, i nostri antenati decisero di porsi in cima alla piramide alimentare sviluppando un sistema di caccia che li obbligarono a “scendere dagli alberi” e a seguire le prede. “Inseguire il cibo” e dunque essere costretti a muoversi ha portato ad una notevole encefalizzazione e in qualche maniera secondo il biologo evoluzionista Telmo Pievani il cibo avrebbe trasformato l’uomo portandolo da “omuncolo” inerme, per lo più raccoglitore di ortaggi e frutta, a volitivo ed astuto cacciatore. Del resto grazie alle proteine e dalle sostanze con un alto contenuto calorico come cervello e midollo estratti dalle carcasse degli animali predati l’uomo ha potuto sviluppare il proprio apparato celebrale che ha bisogno di molte calorie per essere mantenuto.

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