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    Smart working: la prima indagine nazionale di ENEA

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    Smart working, telelavoro, lavoro a distanza: uno degli argomenti più discussi dell’emergenza da Covid-19. Si tratta di una realtà destinata ad affermarsi sempre più. ENEA ha condotto la prima indagine nazionale rivolta ad amministrazioni ed enti pubblici che hanno messo in atto al proprio interno modifiche organizzative per introdurre lo smart working.

    I risultati sono stati pubblicati nel documento dal titolo “Il tempo dello Smart Working. La PA tra conciliazione, valorizzazione del lavoro e dell’ambiente”, accessibile gratuitamente dal sito di ENEA. L’indagine rientra nel progetto Smart Working x Smart Cities che studia la flessibilità organizzativa del lavoro a distanza e i suoi molteplici riflessi sugli aspetti della qualità del lavoro e della sostenibilità urbana.

    L’indagine

    Alla rilevazione hanno partecipato 29 amministrazioni pubbliche del territorio nazionale. Circa 5.500 le persone coinvolte. Alla base dell’indagine un questionario on-line anonimo, rivolto a chi ha avuto esperienze di lavoro a distanza dal 2015 al 2018. Il questionario affronta cinque sezioni principali:

    • anagrafica,
    • esperienze nel periodo 2015/2018,
    • mobilità casa-lavoro-casa,
    • uso del mezzo proprio,
    • organizzazione del lavoro a distanza.

    Il gruppo è in prevalenza composto da donne, che rappresentano il 74% del totale. Circa la metà del totale si colloca nella fascia di età superiore ai 50 anni, il 42% ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni, mentre solo il 7% ha meno di 40 anni. Il tempo dedicato agli spostamenti casa-lavoro-casa risulta essere mediamente di 1 ora e 30 minuti al giorno. La distanza media percorsa per recarsi al luogo di lavoro risulta essere circa 49 km al giorno per persona. Un quarto del campione che copre giornalmente distanze e tempi superiori rispettivamente ai 70 km e alle 2 ore.

    Lo smart working e la sostenibilità

    Uno degli obiettivi dello studio è anche quello di quantificare i benefici dello smart working, anche nell’ottica di sostenibilità urbana. Per benefici si intende il calcolo dei consumi e relative emissioni di gas serra evitate.

    Nella tabella di seguito è riportata una stima del risparmio energetico (in termini di riduzioni di emissioni) a seguito degli spostamenti evitati. Dalla stima risultano percorrenze evitate pari a circa 46 milioni di km, emissioni di CO2 evitate per circa 8.000 tonnellate e un risparmio per il mancato acquisto di carburante di circa 4 milioni di euro. Per quanto riguarda ossidi di azoto e PM10, le tonnellate evitate sono state, rispettivamente 17,9 e 1,75.

    fonte: enea.it

    “I risultati assumono un particolare significato in questi giorni in cui circa il 75% dei dipendenti pubblici lavora in modalità smart working e confermano che le amministrazioni che lo avevano già adottato si siano dimostrate più reattive e competitive rispetto alle altre nell’affrontare l’emergenza”

    Marina Penna, ricercatrice ENEA che ha curato l’indagine

    La mobilità è strettamente connessa al mondo del lavoro. Essa è una delle cause primarie dello stress ambientale delle aree urbane. Per i ricercatori, adottare questa metodologia di lavoro ha effetti positivi. Attualmente, coordinare lavoro a distanza con il trasporto pubblico, consentirebbe un più facile adattamento in questa fase 2 di convivenza con il Covid-19.

    Lo smart working nella dimensione personale

    Lo studio ha affrontato anche la dimensione personale e il suo rapporto con il lavoro a distanza. Il tempo non impiegato per lo spostamento casa-lavoro-casa non solo ha un effetto benefico per l’ambiente. Esso diventa un tempo di cui il lavoratore “si riappropria”. Questo determina un incremento della soddisfazione della attività lavorativa, e della vita privata.

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