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    Spot: il cane robot nella lotta contro il Coronavirus

    A cura di Luisa Bizzotto

    Sebbene il picco di contagi legato al Covid-19 costituisca fortuitamente ormai un ricordo, le norme legate al distanziamento sociale sono tuttora vigenti. Per questo si è ricorsi anche all’aiuto della tecnologia e il cane Spot contro il Coronavirus.

    Boston Dynamics: un’azienda con una vision proiettata al futuro

    Spot Coronavirus
    Il robot Spot. Credits: www.bostondynamics.com

    Il famoso “cane robot” deve la sua nascita ad un’azienda statunitensi, la Boston Dynamics, molto famosa per aver creato nel 2005 in collaborazione anche con la Harvard University Concord Field Station, BigDog, un robot quadrupede. Il cane tecnologico era stato progettato per fini puramente militari, con l’obiettivo di poter aiutare negli spostamenti più ardui i soldati. Il progetto è stato sviluppato per poter essere gestito a distanza e tramite alcuni sensori. Grazie anche al Global Positioning System e la computer vision, il robot è in grado di spostarsi autonomamente tramite le proprie “zampe” verso la destinazione prefissata.

    Una delle ultime creazioni, Spot, risale al 23 giugno del 2016 e presenta una struttura canina che pesa solamente 25 Kg.
    Il robot è entrato ufficialmente nel mercato il 23 gennaio del 2020, e presenta diverse funzioni, tra cui una visione dell’ambiente circostante, un’ampia modalità di movimento e persino la capacità di potersi aprire la porta autonomamente.

    Spot a Singapore: una risorsa da usare contro il Coronavirus

    Spot Coronavirus
    Il nuovo particolare impiego del “cane robot” creato dalla Boston Dynamics al fine di monitorare il distanziamento tra i cittadini durante l’emergenza Covid-19. Credits: www.repubblica.it

    La mission del robot consiste nell’analisi dell’ambiente circostante che viene perpetrata dal cane tecnologico tramite l’utilizzo di telecamere e sensori. Infatti, è proprio grazie alle videocamere installate su Spot che risulta possibile riprendere l’ambiente e stimare il numero di persone presenti, e anche se questo può sembrare poco permette alle autorità di stanare eventuali assembramenti contro il Coronavirus. I controlli sono stati messi in atto a Singapore, in particolare soprattutto nei dintorni del Bishan-Ang Mo Kio Park, dove i cittadini hanno ricevuto varie rassicurazioni da parte dell’amministrazione che ha confermato che nessun volto o dato viene registrato da parte del robot.

    Nella città asiatica, dove sono stati registrati oltre 11 mila contagi, Spot può rappresentare un’importante risorsa per il mantenimento delle distanze di sicurezza e contro il Coronavirus, che vengono calcolate dal robot. Naturalmente il progetto è durato solamente due settimane, ma potrebbe rappresentare una soluzione per il prossimo futuro, da applicare se vi dovesse essere una seconda ondata.

    Il contributo di Spot potrebbe rivoluzionare il futuro

    Il ”cane fatto da cavi e bulloni” potrebbe fornire un enorme contributo nell’ambito della telemedicina ed è stato impiegato nell’ospedale di Boston. L’idea è nata nel Brigham And Women’s Hospital dell’Università di Harvard, dove Spot dovrebbe essere utilizzato per performare l’analisi dei pazienti probabilmente affetti da Covid-19, da remoto. L’idea è quella di dotare il robot di iPad e radio bidirezionale per poter performare la rilevazione dei parametri vitali e per poter eseguire la disinfezione degli ambienti affetti.

    Grazie all’esito positivo della collaborazione tra l’ente sanitario e la Boston Dynamics, l’azienda di robotica si è posta l’obiettivo di cercare di assistere maggiormente gli operatori sanitari. L’idea è quella di aggiungere altre funzionalità a Spot tra le quali vi sono il rilevamento da remoto di temperatura corporea, frequenza respiratoria, pulsazioni e il livello di saturazione di ossigeno.

    Il risultato finale potrebbe essere rivoluzionario e potrebbe permettere agli operatori sanitari di poter svolgere il loro lavoro in sicurezza, effettuando la prima visita da remoto. In futuro potrebbe persino essere possibile visitare i contagiati nella loro abitazione, e questo potrebbe limitare i contagi e salvare il personale sanitario a rischio.

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