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    Bambino Gesù di Roma, separate gemelle siamesi unite per la testa

    Bambino Gesù di Roma, separate gemelle siamesi unite per la testa

    È stata un successo la delicata operazione che ha permesso di separate due gemelle siamesi che, unite a livello della nuca, condividevano la scatola cranica e gran parte del sistema venoso. Arrivate a Roma dal Centrafrica, per fornire loro una maggiore probabilità di sopravvivenza, presentavano una condizione rarissima che prende il nome di “graniopagia totale”, una complessa fusione cranica e cerebrale. Tuttavia, ognuna possedeva una personalità diversa e caratteristica. Si tratta di un traguardo sicuramente unico in Italia e, probabilmente, anche al mondo, secondo quanto riportato dal comunicato stampa dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove è stata eseguita l’operazione.

    Il Bambino Gesù di Roma non è certo nuovo a questo tipo di primati. Sebbene si tratti di un intervento completamente diverso, il centro più vantare anche l’impianto, primo in Europa, di un bronco stampato in 3D su un bambino.

    Una lunga pianificazione culminata in un totale di 3 interventi chirurgici

    Le bambine siamesi, Ervina e Prefina, insieme alla madre
    Le bambine siamesi, Ervina e Prefina, insieme alla madre prima dell’intervento.
    Credits: Ufficio stampa Ospedale Bambino Gesù

    Le bambine sono arrivate in Italia insieme alla madre il 10 settembre 2018, e dopo aver iniziato il percorso di neuroriabilitazione, è iniziata la procedura di preparazione all’intervento. In questa fase, veniva utilizzato un sistema di specchi per farle conoscere e riconoscere, in previsione della futura separazione.

    Ciò che rendeva particolarmente complessa e delicata la procedura di separazione era la condivisione di gran parte del sistema venoso, che porta il sangue dal cervello verso il cuore per essere riossigenato. È stato quindi indispensabile pianificare ogni singolo passaggio e prevedere qualsiasi complicazione, al fine di garantire a entrambe la stessa probabilità di sopravvivenza.

    L’intera procedura ha visto quindi l’esecuzione di tre interventi chirurgici per ricostruire progressivamente il sistema venoso.

    • Primo intervento: maggio 2019. In questa prima fase, i chirurghi hanno iniziato a costruire le nuove strutture venose autonome. Con il supporto di materiali biocompatibili, è stata costruita una membrana che tenesse separate le strutture cerebrali prima della definitiva separazione.
    • Secondo intervento: giugno 2019. Si procede con la delicatissima separazione del punto di congiunzione dei seni venosi del cervello, dove va a confluire tutto il sangue che poi andrà al cuore.
    • Terzo e ultimo intervento: 5 giugno 2020. Avviene finalmente la separazione definitiva. L’attesa è servita affinché la struttura venosa realizzata negli interventi precedenti si consolidasse. L’intervento è durato 18 ore ed ha coinvolto un totale di 30 persone tra medici e infermieri. Le ossa del cranio vengono dapprima separate e in seguito vengono ricostruite la dura madre e il cranio, separatamente per ogni bambina.

    Non è mancato l’aiuto di tecnologie all’avanguardia

    Il successo della proceduta è stato reso possibile anche dall’utilizzo di avanzati sistemi di imaging: TAC e risonanze magnetiche tridimensionali, angiografia 4D, software per la ricostruzione 3D, neurosimulatore. Abbiamo visto anche il altre occasioni come queste tecniche possano permettere la ricostruzione dettagliata dell’anatomia e della funzionalità degli organi interni. In questo modo, non solo è possibile avere un quadro dettagliato della situazione prima d’intervenire, ma anche prevedere il funzionamento dell’intero sistema al termine dei vari interventi.

    Visualizzazione anatomica dell'anatomia delle due gemelle siamesi. Credits: Ufficio stampa Ospedale Bambino Gesù
    Visualizzazione anatomica dell’anatomia delle due gemelle siamesi.
    Credits: Ufficio stampa Ospedale Bambino Gesù

    Un nuovo futuro per le gemelle siamesi

    A un mese dall’ultima operazione le gemelline stanno bene. Sono bastati pochi giorni in terapia intensiva prima di poter festeggiare, lo scorso 29 giugno, 2 anni insieme alla propria madre. Sebbene ancora la strada per la guarigione possa presentare alcuni ostacoli come il rischio d’infezione e l’obbligo di utilizzare un casco protettivo per alcuni mesi, il controllo post-operatorio è senza dubbio incoraggiante. La circolazione sanguigna funziona perfettamente e per entrambe le bambine è previsto che possano crescere normalmente sia dal punto di vista motorio che cognitivo.

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