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    Smart working o semplice telelavoro? Piccola analisi

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    Dopo l’emergenza Coronavirus che ha costretto molte aziende a lasciare i dipendenti a casa, si sentono sempre di più due termini usati come sinonimi: Smart working e telelavoro. Ma siamo sicuri che indichino entrambi la stessa cosa? In realtà, oltre la differenza linguistica c’è di base una differenza di operatività.

    Smart working vs Telelavoro principali differenze

    Fondamentalmente, la necessità di non poter andare fisicamente sul proprio posto di lavoro ha ampliato l’uso delle postazioni da casa. In fondo, non serve altro che un semplice pc e una discreta connessione internet. Ma come detto, lavorare da casa non significa necessariamente essere in Smart working.

    Principalmente, il telelavoro è un contratto tra due soggetti quali datore di lavoro e dipendenti. Lo Smart working invece è un contratto individuale tra i singoli lavoratori. La sottile differenza inoltre sta nel fatto che per lo Smart working, il concetto di postazione e tempo è totalmente flessibile e l’orario è autodeterminato. Nel telelavoro invece, il soggetto necessariamente deve trovarsi in uno spazio ben specifico che esula si il contesto aziendale, ma è comunque preponderante.

    Prospettive futuristiche

    Da una prima analisi, abbiamo quindi capito come il lavoro agile rappresenti un processo aziendale ove il lavoratore non è più in sede.

    La fabbrica 4.0 è proprio la rappresentazione di tale cambiamento. Robot, IoT e nuove tecnologie che pian piano sostituiscono l’uomo nei vari compiti. Fondamentale però in tal caso, è il compito del manager che dovrà in qualche modo riuscire a far collaborare “macchina e uomo” creando sinergie durature. Una buona leadership pertanto è la chiave del successo, oltre a una mentalità aperta al cambiamento e al futuro (un futuro che non vedrà ovviamente l’uomo senza lavoro, bensì affiancato da tecnologie sempre più performanti).

    Smart working dopo lo stato di emergenza

    Come sappiamo, il 15 ottobre (salvo imprevisti) dovrebbe terminare lo stato d’emergenza per il coronavirus. Cosa cambierà per i lavoratori che si sono approcciati allo Smart working o telelavoro? Le nuove regole essenzialmente, prevedono un accordo firmato tra singoli lavoratori in cui si specifica la modalità di esecuzione del lavoro fuori dalla sede aziendale oltre a strumenti, tempi e tecnologie. Un vero e proprio elenco di elementi necessari all’adeguato svolgimento della prestazione.

    “È necessario meglio strutturare e regolamentare lo smart working che non può essere comunque l’unica modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. E’ necessario individuare una regolazione agile per il lavoro che sta velocemente cambiando, prevedendo opportune misure che possano aiutare a rispondere ai nuovi modelli organizzativi del lavoro subordinato”. spiega il presidente della Fondazione Studi, Rosario De Luca.

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