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    Test antigenico rapido: ora lo fa il medico di base, ma quanto è affidabile?

    Test antigenico rapido: ora lo fa il medico di base, ma quanto è affidabile?

    L’accordo per l’esecuzione del test antigenico rapido, detto anche tampone rapido, da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di famiglia è stato firmato mercoledì 28 ottobre. Un passaggio fondamentale al fine di potenziare l’attività di prevenzione, per la cui messa in atto il Decreto Ristori prevede 30 milioni di euro. Il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Paolo Biasci, ha spiegato che ci sarà la disponibilità complessiva di circa 50mila tamponi rapidi antigenici al giorno, da qui a fine dicembre, tra i pediatri di libera scelta e i medici di famiglia. Non mancano i ringraziamenti ai camici bianchi da parte del ministro della Salute, Roberto speranza:

    “Ringrazio i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta che hanno sottoscritto oggi, con senso di responsabilità, il nuovo accordo collettivo nazionale. È molto importante l’impegno a fare tamponi rapidi antigenici, negli studi o in altri spazi adeguati e l’utilizzo di nuove attrezzature per la diagnostica di primo livello. Le cure primarie sono un pezzo essenziale del Servizio Sanitario Nazionale. È necessario continuare ad investire nella prossimità come chiave di una nuova idea di salute.”

    Le nuove disposizioni entrano nell’Accordo collettivo nazionale stralcio, ossia il contratto di lavoro dei medici convenzionati, e prevedono l’obbligatorietà per tutti i medici di medicina generale di eseguire i test rapidi. Per quanto riguarda l’aspetto economico, fare il tampone rapido per il Covid dal medico di famiglia costerà 18 euro, se eseguito nello studio del professionista, altrimenti 12 euro, se somministrato in un’altra struttura. Il costo dei tamponi sarà a carico dello Stato e non del paziente.

    Su prenotazione e previo triage telefonico, i cittadini avranno accesso al tampone rapido dal medico, al quale verranno forniti, dal Commissario per l’emergenza Covid-19, gli opportuni dispositivi di sicurezza da indossare ogni volta che entrerà in contatto con un caso sospetto. Le Regioni possono prevedere anche forme di adesione dei medici al servizio di esecuzione del tampone al domicilio del paziente.
    Sarà compito del medico che esegue il tampone quello di comunicare al Servizio Sanità Pubblica un eventuale risultato positivo del tampone antigenico rapido, oltre che di raccomandare l’isolamento in attesa del tampone molecolare. In caso di esito negativo il medico rilascia l’attestazione al paziente.

    Cos’è il test antigenico rapido e quanto è affidabile?

    Il Test Antigenico Rapido Covid-19 è un test di screening che permette di identificare gli antigeni del virus SARS-CoV-2. Il test antigenico rapido viene somministrato con la stessa modalità del tampone nasofaringeo classico o molecolare. Il test tuttavia, a differenza di quest’ultimo, non ricerca il genoma, ossia l’RNA virale, ma la presenza di proteine di superficie del virus chiamate anche antigeni

    Se il tampone classico necessita in media di 24-48 ore per la sua elaborazione attraverso metodi molecolari di real-time RT-PCR (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction) per l’amplificazione dei geni virali maggiormente espressi durante l’infezione, i risultati del test antigenico sono molto più rapidi: in circa 15 minuti si riceve l’esito. Per questo sono stati introdotti per esempio nello screening dei passeggeri in aeroporto e in alcune scuole italiane, con l’obiettivo di monitorare più rapidamente l’eventuale diffusione del virus all’interno degli istituti.
    Tale velocità, tuttavia, ha un costo in termini di sensibilità: se la carica virale è bassa, il test potrebbe risultare erroneamente negativo e non riuscire a rilevare l’infezione anche se è presente.

    Mentre un tipico test PCR può rilevare una singola molecola di RNA in un microlitro di soluzione, i test antigenici hanno bisogno di un campione contenente migliaia, probabilmente decine di migliaia, di particelle di virus per microlitro per produrre un risultato positivo. Quindi, se una persona ha basse quantità di virus, il test può dare un risultato falso negativo. Usando come confronto un test PCR standard, uno dei test commerciali ha individuato correttamente il virus nel 95-100% dei casi con campioni raccolti entro una settimana dall’insorgenza dei sintomi. Questa percentuale è scesa al 75% quando i campioni sono stati prelevati più di una settimana dopo che le persone hanno mostrato i primi sintomi.

    Test antigenico rapido: ora lo fa il medico di base, ma quanto è affidabile?
    credits: policlinicogemelli.it

    Il risultato  ​positivo​ rileva la presenza dell’antigene SARS-CoV-2 nell’organismo; in questo caso il paziente dovrà ​effettuare il tampone molecolare, che rimane il test di riferimento per la diagnosi del virus SARS-CoV-2 ed osservare ​un periodo di autoisolamento fino al risultato del test molecolare,

    Pur considerando la possibilità di risultati falso-positivi, motivo per questo i risultati positivi al test antigenico vengono confermati con il test molecolare, e di falso-negativi, in quanto benché la sensibilità del test sia di circa il 98% , va sempre comunque tenuto contro del “periodo finestra” fra il momento dell’esposizione a rischio e la comparsa della positività, grazie all’uso di questi test rapidi è stato intercettato comunque un rilevante numero di contagiati, probabilmente con alte cariche virali, che non sarebbero stati individuati in altro modo.

    Diagnosi Covid-19: una panoramica riassuntiva

    I test attualmente disponibili per rilevare l’infezione da SARS-CoV-2 sono:

    • test molecolari o PCR, che evidenziano la presenza di materiale genetico, il cosiddetto RNA, del Coronavirus
    • test antigenici, i cosiddetti test “rapidi”, che evidenziano la presenza di antigeni virali, cioè proteine del virus
    • test sierologici, tradizionali o rapidi, che evidenziano la presenza di anticorpi contro il virus, che rilevano l’avvenuta esposizione al virus e, solo in alcuni casi, cioè in individui con malattia lieve o moderata i cui sintomi siano iniziati almeno una settimana prima, sono in grado di rilevare la presenza di un’infezione in atto. In particolare possono rilevare la presenza delle sole IGM (infezione in atto), entrambe le IGM e IGG (una possibile infezione in atto, che auspicabilmente è in via di risoluzione) o delle sole IGG (avvenuta esposizione al virus e raggiungimento dello stato di immunità).

    Il test o tampone molecolare rimane tuttora il test di riferimento per la diagnosi di SARS-CoV-2 ed è utilizzato per confermare un eventuale esito positivo del test antigenico rapido e del test sierologico.

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