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    Fiumi e alluvioni, la gestione del rischio idrogeologico

    Fiumi e alluvioni, la gestione del rischio idrogeologico

    L’acqua è una delle potenze della natura più letali, perché una volta acquisita la giusta energia è praticamente inarrestabile. Quando i fiumi esondano causando alluvioni, generano danni per migliaia e migliaia di euro. Tuttavia, questi episodi di dissesto idrogeologico non dovrebbe causarci tante criticità, vediamo perché.

    Dinamica dei fenomeni alluvionali

    L’acqua, tende a seguire il percorso che offre meno resistenza. Ad esempio, l’acqua di una sorgente di alta montagna, tende a scendere a valle per gravità, secondo il percorso che le permette di scorrere con meno sforzo possibile, spesso serpeggiando sui versanti.
    A seconda della portata che lo caratterizza, un fiume tende a scavare il suo alveo di conseguenza. La quantità d’acqua in un fiume, dipende da tanti fattori, tra cui la stagione, il punto in cui è misurata, e la grandezza del serbatoio sotterraneo che lo alimenta.
    Ogni volta che il fiume aumenta eccessivamente la sua portata – principalmente in seguito alle precipitazioni – supera i suoi argini e straripa allagando il terreno circostante.

    Fiumi e alluvioni, la gestione del rischio idrogeologico
    Il 28 luglio del 1987, dopo piogge eccezionali un’enorme frana di 40 milioni di metri cubi travolse la Val Pola, una valle laterale della Valtellina, creando una diga alta 50 metri che sbarrò il fiume Adda. Tra frane ed esondazioni 53 persone persero la vita, e i danni furono ingentissimi.
    Credits:Wikimedia Commons

    Queste alluvioni, sono utilissime all’ecosistema circostante, perché creano delle zone paludose – ottimi habitat per flora e fauna particolarissime – irrigano i campi circostanti e se presente, alimentano la falda sotterranea. La falda è spesso in diretto collegamento con l’alveo del fiume, alimentandolo oppure drenandolo all’occorrenza.

    L’acqua riesce a muoversi nel terreno grazie agli spazi caratteristici della tessitura dello stesso. In generale, i tipi di terreno, vengono classificati rispettivamente in argilloso, limoso e sabbioso, in ordine crescente secondo la grandezza delle macroparticelle componenti. Granuli più grandi, generano maggiori spazi vuoti, in cui può insinuarsi più acqua. L’asfalto d’altro canto, è assimilabile ad un terreno impermeabile.

    Le città fluviali e la cementificazione degli alvei

    In Italia si contano parecchie città che ospitano grandi corsi d’acqua al loro interno, ne sono esempi Roma, Milano e Bologna. Ma la convivenza tra uomo e fiume non è sempre pacifica.
    Da principio, tutte le città venivano fondate in prossimità dei fiumi, per gli innumerevoli vantaggi legati all’immediata disponibilità idrica.

    Ad oggi invece, la presenza di fiumi nel mezzo delle città, ha anche risvolti negativi, principalmente a causa di un errata gestione dei corsi d’acqua.
    Basti considerare i disagi creati dal naturale accumularsi di materiale in sospensione, che intorbidisce le acque. Per questo problema, La soluzione adottata in passato, era cementare l’alveo del fiume, così da mantenerlo più pulito e trasparente e facilitarne la pulizia. Adottando questa misura però, si otteniene la separazione completa di fiume e falda, perché il fondo è reso impermeabile. Se prima in caso di piena la falda aveva la possibilità di drenare l’acqua in eccesso dal fiume, ora l’acqua non avrà altra scelta che quella di straripare dagli argini.

    Fiumi e alluvioni, la gestione del rischio idrogeologico
    Il torrente Ausa prima attraversava il centro di Rimini, ma ai primi del ‘900 fu deviato nel fiume Marecchia tramite un canale di cemento e trasformato in uno scarico fognario della città.
    Credits: Wikimedia Commons

    Se invece è la falda ad essere in piena, questa non ha la possibilità di essere drenata dal fiume, e saturerà il terreno sovrastante, causando danni alle fondamenta degli edifici. La stabilità di un terreno asciutto o non saturo, è infatti decisamente maggiore di quella di un terreno saturo.
    Inoltre, quando un fiume esonda, l’acqua che dovrebbe essere assorbita dal terreno circostante, spesso trova strade asfaltate – quindi impermeabili – che le impediscono di infiltrarsi nel sottosuolo. Di conseguenza, è molto probabile che allaghi la città circostante.
    Ad ogni modo, cementare un alveo non è sempre lesivo, soprattutto per ragioni igienico-sanitarie. È però imprescindibile uno studio idrogeologico corretto di base, che verifichi il collegamento falda-alveo.

    Il rapporto fra l’interramento dei fiumi e alluvioni

    Il 22 dicembre del 2019, il torrente Caudino di Avellino è emerso direttamente nel mezzo della piazza della città sfondando la pavimentazione.

    Fiumi e alluvioni, la gestione del rischio idrogeologico
    San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, il torrente Caudino ha sfondato la pavimentazione della piazza principale del paese, evacuate più di 300 persone.
    Credits:Ansa

    Fino a qualche tempo fa, quando il percorso di un fiume non rispettava il progetto estetico cittadino, si poteva decidere di interrarlo proprio com’è successo con il torrente Caudino, ma anche con fiumi più importanti o tratti di essi – come il Seveso di Milano.
    Il Caudino, ha sfondato la pavimentazione della piazza principale, in seguito ad una frana avvenuta a monte. La frana, ha perturbato il normale flusso dell’acqua, ammassandosi e riempendo il piccolo spazio a disposizione sotto il manto stradale.
    Nonostante ad oggi la pratica sia caduta disuso, anche l’interramento dei fiumi necessita dunque delle giuste accortezze. Anche in questo caso, è necessaria un’analisi del sistema idrogeologico, oltre ad affidabili sistemi di sicurezza frequenti controlli.

    Articolo a cura di: Martina Avella

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