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    La ricerca scientifica al tempo del Covid-19

    Come sta influendo la complicata situazione che viviamo quotidianamente sulla ricerca scientifica, anche quella che non riguarda necessariamente il Covid-19?

    Covid-19 e ricerca: come la pandemia ha influito

    Circa la metà dei ricercatori postdoc, intervistati nel corso di un’indagine, portata avanti dalla rivista scientifica Nature, sta seriamente prendendo in considerazione la possibilità di interrompere anzitempo la propria carriera accademica.

    I sopracitati postdoc, nonché laureati magistrali che dopo un corso di dottorato, in inglese Doctor of Philosophy (PhD), di durata tipica di tre anni, decidono di rimanere in ambito accademico per svolgere attività di ricerca, sono consci di quanto intraprendere tale strada sia rischioso per la propria carriera e quanta incertezza tale scelta porti con sé. Infatti, intraprendere un post-dottorato può significare trascorrere molti anni, a volte decenni, sulla base di contratti a breve termine.

    Covid-19 ricerca postdoc
    Credits: OLLYY, SHUTTERSTOCK

    Ad un quadro complessivamente tutto fuorché roseo si è aggiunta l’incertezza correlata alla pandemia da Covid-19, che stiamo vivendo ormai dagli albori di questo difficile 2020.

    Il sondaggio di Nature

    Nell’indagine di Nature, svoltasi tra giugno e luglio 2020, è stato preso in esame un campione composto da 7600 postdoc, provenienti da 93 paesi diversi, la maggior parte europei e nordamericani, e impegnati in 19 diverse discipline o ambiti di ricerca. Le domande che sono state poste riguardano l’influenza della pandemia sui loro piani di carriera, sulla loro salute e quanto si sentano supportati dai propri supervisor, ossia i coordinatori che gestiscono il loro lavoro di ricerca post dottorato.

    I risultati partoriti da questo studio non possono lasciare indifferenti: sei intervistati su dieci, ossia il 60%, pensano che l’attuale pandemia abbia notevolmente peggiorato le loro prospettive di carriera; uno su quattro, il 25%, ritiene che il proprio supervisor non abbia fatto abbastanza per supportarlo durante la pandemia.

    Andando avanti con i risultati, il 23% degli intervistati ha fatto ricorso ad aiuti esterni per la gestione dell’ansia o della depressione, causati dalla situazione lavorativa, mentre un ulteriore 26% sta valutando seriamente la possibilità di fare altrettanto.

    Il dato sicuramente più significativo e preoccupante è quello che riporta come ben il 51% dei postdoc presi in esame stia attualmente considerando, o abbia considerato negli scorsi mesi, la possibilità di lasciare la ricerca, proprio a causa dei problemi di salute psicologica derivanti dalla situazione lavorativa che stanno vivendo.

    Non può che essere definita tragica l’idea che più della metà dei ricercatori si trovino in difficoltà e non vedano più nella ricerca, nella conoscenza e nelle nuove scoperte ed invenzioni un futuro sul quale scommettere.

    I problemi finanziari delle università causati dalla pandemia

    Andando ad analizzare più nel dettaglio le risposte avute dagli intervistati, emerge come l’attuale pandemia stia mettendo in seria crisi l’intero settore universitario e della ricerca scientifica mondiale, che si vede costretto a ritirare offerte di lavoro, a ridurre lo stanziamento di borse di studio o addirittura a tagliare personale e congelare eventuali nuove assunzioni.

    covid19 università
    Credits: Sean Gallup/Getty

    La maggior parte delle Università, specialmente quelle internazionali, che annualmente accolgono un numero elevatissimo di studenti provenienti da ogni angolo del mondo, basano una gran parte delle loro entrate economiche proprio sulle rette annuali, come anche sugli introiti derivanti dagli affitti degli alloggi nei campus universitari, o derivanti anche dai servizi offerti all’interno dei campus stessi (ristoranti, bar, minimarket e così via). A causa proprio della situazione globale che stiamo vivendo, l’anno accademico 2020-2021, iniziato lo scorso settembre, è stato e sarà segnato da una ridotta mobilità studentesca.
    Un numero ridotto di studenti internazionali si riflette necessariamente sulla riduzione degli incassi delle università, che si trovano quindi a dover far fronte ad una riduzione delle disponibilità economiche, che vanno di conseguenza a pesare anche sul settore della ricerca.

    In questo contesto complicato è necessario fare uno sforzo, è importante tendere una mano alla ricerca e cercare di salvare un settore fondamentale, non tanto alla società quanto all’umanità stessa. Citando Antonio Castronuovo “Solo chi ricerca, e sente che deve farlo, ha in uggia dogmi e ideologie, non si rassegna a verità codificate, già impacchettate e pronte per il commercio di anime”.

    Fonti:

    Articolo a cura di Giammarco Pasqua.

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