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    Analisi: tra zone gialle e vaccini

    Il trend discendente dei contagi si mantiene tale, anche se progressivamente in attenuazione rispetto alla settimana scorsa. Calo che oramai riguarda tutti i parametri, ovvero contagi, ospedalizzati e decessi. Siamo tornati ai numeri di febbraio e, oggi come allora, ci apriamo alla zona gialla: tre mesi fa il cambio di colore ci ha regalato la terza ondata, vediamo questa volta come andrà a finire. Facciamo un’analisi dell’andamento dei vaccini e le possibili conseguenze delle zone gialle.

    Vaccini: siamo stabilmente oltre i 300k dosi al giorno, occorre arrivare a 500k il più rapidamente possibile. Siamo in ritardo rispetto alle previsioni, ma tutto sommato non andiamo nemmeno malissimo.

    Zone gialle e vaccini: considerazioni e approfondimenti

    Poco o nulla da aggiungere sui contagi: il trend calante è ormai pienamente visibile su tutti i parametrici “critici” e pienamente strutturato, al netto di un piccolo rimbalzo dovuto al recupero dei casi non conteggiati in concomitanza delle ferie pasquali.

    Dopo parecchio tempo, merita nuovamente un focus l’andamento dei decessi. Sappiamo che questi rispecchiano, grosso modo, i contagi di un mese fa. Sappiamo anche che questi riguardano, in larghissima parte, la popolazione più fragile e dunque quelle persone su cui si stanno concentrando le vaccinazioni. Vaccini che, però, necessitano di almeno 15 giorni per dare una copertura almeno parziale.

    Sommando tutte le informazioni, significa che percepiamo oggi, sulla curva dei decessi, gli effetti del livello di vaccinazione di un mese e mezzo fa, cioè la prima decade di marzo. Si tratta proprio delle settimane in cui iniziava la vaccinazione di massa degli over 80: al netto di qualche fluttuazione statistica (nonché di “conguagli” nei report), entro 5-10 giorni dovremmo iniziare a vedere una progressiva e sempre più marcata discesa dei decessi.

    zone gialle vaccini

    Veniamo ai vaccini

    Il piano prevedeva 500k dosi già in questi giorni e le 300k da fine marzo. Ad oggi siamo intorno alle 350k: il grafico mette bene in evidenza come siamo di fatto in ritardo sulle previsioni, ma anche come si tratti di un ritardo tutto sommato non enorme, tenuto anche conto degli imprevisti che hanno coinvolto alcuni vaccini.

    zone gialle vaccini

    Israele e Regno Unito continuano a mostrare livelli molto bassi di contagio nonostante le riaperture: ricordiamo che entrambi hanno riaperto con il 50% di popolazione vaccinata: un dato alto, ma nemmeno altissimo, molto lontano dall’immunità di gregge “aritmetica”. Per ora, comunque, soprattutto in Israele (a oltre 40 giorni dalla riapertura) le cose sembrano funzionare.

    Noi siamo al 20% di popolazione con almeno una dose (di cui circa la metà con entrambe), nei commenti il grafico riassuntivo. A maggio, notizia di ieri, sono state promesse 15 milioni di dosi: a occhio e croce, vorrebbe dire arrivare al 40% circa nei prossimi 30-40 giorni.

    Tra zone gialle e vaccini: veniamo dunque alle riaperture

    Draghi le ha definite un “rischio calcolato”. Difficile prevedere le conseguenze. A febbraio un mese di zona gialla ci ha portato alla terza ondata. Va detto, però, che le vaccinazioni di fatto erano a zero e che eravamo ancora in pieno inverno. Oggi, invece, per quanto ancora agli inizi, la vaccinazione porta già i suoi primi effetti, unitamente alla bella stagione e alla possibilità (o meglio, obbligo) di stare all’aperto. Il successo o fallimento di questa riapertura dipenderà essenzialmente da quale sarà il fattore dominante: l’incremento delle relazioni sociali, figlio delle riaperture, o la combo vaccino-stare all’aperto? La risposta sarà figlia dei nostri comportamenti.

    Di fronte a un esperimento (di fatto questo è il “rischio calcolato”) tanto pericoloso quanto economicamente necessario, la gradualità delle riaperture rimane essenziale. Farà sicuramente storcere il naso a qualcuno (chi non ha spazi all’aperto) ma è fondamentale per poter capire se queste aperture siano o meno sostenibili. Il coprifuoco, in questo senso, ha il ruolo fondamentale di limitare le interazioni sociali serali, permettendo quindi di valutare se almeno quelle “diurne” non causino una risalita dei contagi. È scomodo e antipatico, ma sicuramente necessario per le prossime settimane.

    A cura di Alessandro Aimasso

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