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    L’Italia a rischio di maggior corruzione?

    L’indice di Percezione della Corruzione (CPI) di Transparency International misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e nella politica in molti Paesi di tutto il mondo. Il punteggio attribuito ad ogni Stato è calcolato sulla base del parere di esperti. In una scala da 0 a 100, i Paesi che più si avvicinano al numero 100 sono considerati meno corrotti, rispetto a quelli che, invece, registrano un punteggio inferiore.

    I dati della corruzione in Italia e nel Mondo

    Il nostro Paese si attesta al 52° posto su 180 Paesi oggetto di analisi. Rispetto al 2019, l’Italia perde una posizione pur mantenendo costante il punteggio che è pari a 53/100. Ad onor del vero l’Italia ha registrato un trend positivo tra gli anni 2012 e 2019 registrando un incremento complessivo di 11 punti.

    Corruzione in Italia
    Fonte grafico: Transparency International Italia

    I miglioramenti di questo indice sono dovuti ad una serie di motivi tra loro correlati. Ad esempio, l’introduzione del diritto generalizzato di accesso agli atti della PA rendendola più trasparente, l’approvazione della disciplina a tutela dei whistleblower (coloro che segnalano fenomeni di corruzione all’interno dell’azienda), con la legge anticorruzione del 2019 e con l’inasprimento delle pene previste per taluni reati.

    Secondo Transparency International, i Paesi più virtuosi sono la Danimarca e la Nuova Zelanda ed entrambi registrano un punteggio pari a 88/100. I paesi che si attestano in fondo alla classifica sono Siria (14/100), Somalia (12/100) e Sud Sudan (12/100). La valutazione dell’indice è basata su 13 strumenti di analisi e di sondaggi ad esperti provenienti dal mondo del business.

    Fonte grafico: Transparency International Italia

    La corruzione in soldoni

    Quantificare in numeri il fenomeno della corruzione è difficile. Uno studio condotto dal centro ricerche Rand stima che la corruzione costa all’economia dei paesi europei oltre 900 miliardi di euro l’anno ed a quella italiana almeno 237 miliardi, pari a circa il 13% del Pil.

    Nonostante la difficoltà di misurazione del fenomeno appare chiaro come uno stato maggiormente “dedito alla corruzione” inibisca l’afflusso di nuovi capitali dall’estero andando così ad incidere sul livello degli investimenti e sull’ occupazione che si rifletteranno conseguentemente sulla ridotta dimensione delle nostre imprese. Al contrario un basso livello di corruzione favorirà la nascita di nuove imprese, la provenienza di nuovi capitali, un innalzamento dei livelli occupazionali che incideranno sulla diminuzione del tasso dei Neet.

    Non solo tangenti…

    Misurare il fenomeno della corruzione è difficile per vari motivi. Difatti, la corruzione non può essere misurata unicamente attraverso il numero di tangenti versate o la sottrazione di risorse dai fondi pubblici. Si rende necessario, per arrivare a stime più attendibili, cercare di misurare anche il costo sociale che comporta tale fenomeno.

    La perdita di produzione data dalla cattiva allocazione delle risorse e la scarsa attrazione di capitale estero sono situazioni di difficile quantificazione numerica. Considerati nel loro insieme, comunque, ci fanno capire quanto le conseguenze possano essere gravi. Ma anche la perdita di fiducia verso le istituzioni riduce la capacità di fornire servizi pubblici adeguati e un ambiente favorevole allo sviluppo del settore privato.

    Le norme anticorruzione

    La legge 116/2009 la legge del 2009 ha previsto una nuova figura di corruzione come illecito amministrativo, che comprende ogni caso di cattiva gestione dei poteri pubblici, ed ha imposto a tutte le amministrazioni, gli enti e le società pubbliche di adottare un piano anticorruzione, valutare il rischio corruttivo e adottare una serie di strumenti per prevenirlo e contrastarlo. Alcune delle misure previste sono:

    • la rotazione del personale,
    • le misure di contrasto dei conflitti di interesse,
    • la tutela di chi segnala episodi corruttivi,
    • gli obblighi di pubblicazione degli atti pubblici e dei dati su dipendenti, dirigenti ed amministratori,
    • l’accesso generalizzato agli atti pubblici,
    • misure di semplificazione dell’organizzazione burocratica e dell’attività amministrativa.

    Corruzione ed emergenza sanitaria

    Velocità di intervento. Questa la prerogativa dell’emergenza sanitaria. Per poter far fronte alla pandemia che ormai ci tiene nella morsa da oltre un anno, sarebbe impensabile procedere con la fornitura di dispositivi sanitari o con l’erogazione dei sostegni economici attraverso le procedure di aggiudicazione “classiche”. Pertanto l’erogazione dei suddetti interventi deve avvenire talvolta sulla base di autocertificazioni e procedure accelerate. Solo successivamente all’erogazione e all’aggiudicazione si procederà al controllo della veridicità di quanto dichiarato e dell’effettivo possesso delle caratteristiche richieste per poter partecipare ad un bando di aggiudicazione.

    Riportando le parole di Transparency International Italia

    L’approvvigionamento nei sistemi sanitari è una delle attività più colpite dalla corruzione. Con la necessità di nuove forniture di dispositivi medici e di medicinali si registrerà un ulteriore stress per gli appalti. L’uso delle procedure d’urgenza, giustificato in questo momento, espone a una serie di nuovi rischi, legati alla riduzione dei tempi, alla concentrazione di poteri decisionali, all’asimmetria informativa nella scelta dei beni da acquistare (es quali mascherine, quali macchinari per le analisi…). […]

    La gestione e la distribuzione di materiali e dispositivi clinici di protezione, in tempi normali, non sono particolarmente a rischio di corruzione. La cura delle persone colpite dal virus richiede però particolari misure di sicurezza per il personale sanitario. In questo periodo di emergenza, la rilevanza (non solo commerciale) di beni come mascherine, occhiali protettivi e gel disinfettante è aumentata incredibilmente. Di conseguenza, è cresciuto il rischio che il personale abusi dell’accesso a tali beni per appropriarsene indebitamente o – peggio ancora – per trarne profitto.

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