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    Effetto Thatcher: ecco come il nostro cervello elabora le informazioni sui volti

    Guardate l’immagine qui sotto.  Cosa c’è di sbagliato? Ovviamente le due facce sono capovolte, ma osservate qualcosa di strano in una di loro? Quando quest’immagine viene mostrata, le persone riescono a riconoscere che le due immagini non sono identiche tra di loro, eppure non riescono a percepire immediatamente quale sia la differenza. Se viene girata l’immagine, ci renderemo conto che quella che ci sembrava una normalissima faccia, in realtà è un collage che resulta anche abbastanza disturbante. Tutte le persone che non si sono accorte a prima vista della differenza, sono state vittime di quello che è noto come effetto Thatcher. Di cosa si tratta?

    Effetto Thatcher: ecco come il nostro cervello elabora le informazioni sui volti
    Credits: luzitellidanieli

    Effetto Thatcher: perchè si chiama così

    L’effetto o illusione Thatcher venne “creata” dal professore e psicologo Peter Thompson, che nel 1980 decise di modificare un ritratto del primo ministro britannico Margaret Thatcher. Attraverso questo esperimento, Thompson fu in grado di dimostrare come davanti ad un’immagine di un volto rovesciato, il nostro cervello non sia in grado di rilevare facilmente le modifiche locali. Nell’immagine della Thatcher che ha utilizzato, Thompson ha modificato gli occhi e la bocca, invertendoli. Nonostante si tratti di un cambiamento piuttosto grande, non è così facile da riconoscere nell’immediato. Infatti, se le due immagini, quella corretta e quella modificata, vengono mostrate a qualcuno per un breve periodo senza avvertire della presenza di differenze, la maggior parte delle persone non noterà affatto il cambiamento. Poi, però, se mostrate nel verso corretto, la differenza risulterà evidente e anche leggermente disturbante.

    Effetto Thatcher: ecco come il nostro cervello elabora le informazioni sui volti
    Credits: luzitellidanieli

    L’effetto Thatcher rappresenta una dimostrazione molto importante di come il nostro cervello elabora le informazioni sui volti. Un volto è costituito da caratteristiche coerenti: due occhi, un naso, una bocca, due orecchie e così via. Un modo in cui il nostro cervello potrebbe elaborare i volti è analizzarli come una raccolta di queste caratteristiche, separate ed individuali. Se così fosse, saremmo più in grado di distinguere e notare eventuali discrepanze ed anomalie in una faccia capovolta. Il fatto che questa cosa non succeda sempre è indice del fatto che elaboriamo e riconosciamo i volti in modo più olistico, ovvero non elaboriamo solamente le caratteristiche individuali ma anche le posizioni e le relazioni tra queste.

    Quindi, quando ci viene mostrata una faccia capovolta, non siamo facilmente in grado di elaborare le informazioni sulla conformazione, ma ci affidiamo solo alle informazioni sulle singole funzionalità. Cosa significa? Una bocca nella sua posizione sembrerà una bocca, gli occhi nella loro corretta posizione sembreranno occhi normali e così via. Tuttavia, quando ci viene mostrata la faccia nel verso giusto, improvvisamente le informazioni di conformazione entrano di nuovo in gioco. Combinando queste con le informazioni sulle singole funzionalità, è facile individuare subito che qualcosa non funziona.

    Perchè è così importante l’effetto Thatcher?

    Come siamo in grado di distunguere un viso tra migliaia? Questa caratteristica dell’uomo si basa sulla sensibilità all’unicità delle configurazioni dei visi e delle caratteristiche facciali proprie di una persona, incluse le piccole differenze nella posizione relative degli occhi e della bocca. Che questi processi percettivi siano simili negli esseri umani e in altre specie animali è un fattore chiave nello studio dell’evoluzione cognitiva. L’effetto Thatcher è un’illusione che non è stata osservata solo sull’uomo. Infatti, per capire se si trattasse di una caratteristica cognitiva unica negli esseri umani nell’elaborazione dei volti, sono stati condotti molti studi su specie correlate, come i primati. Gli effetti ottenuti sono stati gli stessi, indicando che i meccanismi percettivi per il riconoscimento individuale sono stati conservati attraverso l’evoluzione cognitiva dei primati.

    Ora che abbiamo capito di cosa si tratta, guardando velocemente l’immagine sottostante, riesci a capire cosa è stato cambiato?

    Effetto Thatcher: ecco come il nostro cervello elabora le informazioni sui volti
    Credits: Thatchereffect.com

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