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    Utilizzo degli antibiotici nelle terapie implantari

    È il caso di somministrare una profilassi antibiotica, nel momento in cui ci si appresta ad inserire un impianto dentale in un paziente totalmente o parzialmente edentulo?

    Questo è uno dei tanti dubbi a cui un implantologo deve trovare un’adeguata risposta. Per chiarezza è giusto specificare in partenza che non esiste di certo di una risposta univoca, in quanto i fattori da considerare sono differenti.

    Valutazione dei casi di fallimento implantare precoce

    Un presupposto dal quale partire c’è e riguarda i casi di cosiddetto rigetto (ma molto più corretto è l’uso del termine “fallimento implantare precoce”).

    Tra le cause che maggiormente contribuiscono a questi eventi, troviamo la presenza di una sovrainfezione, ovvero la presenza di batteri patogeni che contribuiscono alla creazione di infezioni, con conseguente perdita dell’impianto.

    Nonostante si possano considerare come eventi rari, nessun’odontoiatra che si rispetti può prendere sottogamba questa possibilità.

    Una simile eventualità sembrerebbe, quindi, far propendere per la somministrazione di una terapia antibiotica prima dell’intervento di implantologia. In realtà bisogna non sottovalutare il fatto che possono sussistere degli effetti collaterali collegati all’antibiotico.

    E’ opportuno, quindi, riformulare la nostra domanda di partenza in “E’ SEMPRE necessario somministrare una terapia antibiotica prima dell’inserimento di un impianto dentale?”.

    La letteratura in questione è particolarmente variegata.

    antibiotici

    Un’importante ricerca di settore ha analizzato il decorso dei trattamenti di implantologia dentale su circa 800 pazienti; nella stragrande maggioranza si è riscontrato un successo nel trattamento, con una completa osteointegrazione dell’impianto.

    Vi è, però, una piccola differenza nella percentuale di successo, a vantaggio di tutti quei pazienti cui è stata somministrata una terapia antibiotica prima dell’intervento di implantologia, e che hanno seguito una terapia farmacologica nei giorni successivi.

    Prestiamo attenzione! Un lieve gap può sembrare statisticamente poco interessante, ma in odontoiatria nulla è trascurabile, quindi anche questa differenza di successi (92% contro 96%) deve essere assolutamente consideta.

    Questo interessante risultato comunque non può dare una risposta definitiva alla nostra questione, in quanto dobbiamo, come anticipato prima, considerare sempre e comunque i possibili effetti collaterali che si possono riscontrare in una terapia antibiotica.

    Possibili effetti collaterali nell’uso di antibiotici

    Uno tra gli effetti che non possono essere trascurati è sicuramente la tossicità dell’antibiotico stesso (esso può essere responsabile di fastidi a livello gastrico, e causare problematiche come una persistente nausea).

    Un altro effetto collaterale possibile è lo sviluppo di resistenze batteriche (ossia che alcuni batteri possono diventare resistenti all’utilizzo di determinate categorie di antibiotici).

    Possono riscontrarsi anche fenomeni di ipersensibilità o di allergie al farmaco in questione, altra problematica che non dobbiamo assolutamente sottovalutare e che dovrà essere preventivamente svelata in fase di triage presso lo studio odontoiatrico in questione.

    Possibili problematiche dovute al NON uso degli antibiotici

    Ma quindi possiamo dire che l’uso degli antibiotici è da sconsigliarsi?

    Come abbiamo già avuto modo di dire non esiste una risposta univoca in un senso o nell’altro, di conseguenza possono riscontrarsi problematiche anche nel caso di una non somministrazione degli antibiotici.

    Quella più importante è sicuramente lo sviluppo di una batteriemia, ossia la presenza di batteri nel sangue.

    Come molti di voi sapranno, la normalità per il nostro sangue in un individuo sano è quella di essere del tutto sterile; in concomitanza con un intervento chirurgico, però, può andare incontro all’ingresso di batteri, con conseguente genesi di un’infezione.

    Bisogna stare sicuramente attenti soprattutto se il trattamento di implantologia viene eseguito su un paziente che riscontra problematiche a livello di sistema immunitario (è il caso soprattutto di diabetici ed immunodepressi).

    Trattamento antibiotico pre-intervento di implantologia: cosa conviene fare?

    Considerando che non esiste una risposta univoca al quesito di partenza (ossia se è davvero necessaria una somministrazione antibiotica prima dell’intervento di implantologia), è necessario seguire alcune linee guida per cercare di comprendere quale sia la cosa migliore da fare.

    • Valutazione del tipo di intervento. Non tutti gli interventi di inserimento sono invasivi allo stesso livello (nel caso di mancanza di osso in un paziente edentulo da molto tempo, si può sopperire a questa carenza con un intervento di innesto osseo insieme all’inserimento dell’impianto. In altri casi ciò non è necessario ed è sufficiente eseguire solo l’inserimento implantare)
    • Valutazione dello stato di salute complessivo del paziente. Si trova in buone condizioni di salute in generale? Presenta delle problematiche a livello sistemico, o dei deficit immunitari? Un’analisi preventiva ed accurata ci saprà dire con sicurezza molto su questo.

    • Valutazione del paziente relativamente alla presenza di allergie a farmaci

    Possiamo quindi dire che, trattandosi comunque a tutti gli effetti di un intervento chirurgico, è buona norma eseguire una profilassi antibiotica, anche alla luce della ricerca precedentemente citata, con una successiva terapia antibiotica anche nei giorni successivi all’intervento, proprio per ridurre al minimo la comparsa di possibili complicanze.

    Per quanto riguarda il tipo di antibiotico prescelto, sarà esclusiva cura dell’odontoiatra segnalare quello più adatto, anche se solitamente la più utilizzata risulta essere l’amoxicillina.

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