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    Vaccinazione eterologa: cosa sappiamo sul mix di vaccini?

    Negli ultimi mesi c’è stato un grande interesse nei confronti del vaccino Vaxzevria di AstraZeneca. Dopo le decisioni autonome delle regioni di vaccinare anche i giovani con AstraZeneca, il ministero della salute fa marcia indietro e decide di limitare la seconda dose agli over 60. Per i più giovani che hanno già ricevuto la prima dose si farà ricorso alla vaccinazione eterologa. Nuovamente c’è molta confusione per il cittadino e le comunicazioni non sembrano molto chiare.

    Il vaccino Vaxzevria

    vaccinazione eterologa

    Il meccanismo d’azione del vaccino a vettore virale prevede un frammento di DNA corrispondente alla proteina spike inserito in un virus opportunamente modificato che va ad infettare le cellule umane cosicché il DNA venga letto e tradotto in proteina. La proteina è l’antigene contro cui l’organismo monta la risposta immunitaria. Il vaccino mostra un’efficacia del 82% e del 100% contro i casi gravi. Prevede 2 dosi a distanza di 12 settimane e attualmente ci sono circa 1 milione di persone che aspettano la seconda dose.

    Un primo allarme è sorto a marzo quando fu temporaneamente sospeso da parte dell’AIFA in via del tutto precauzionale per essere poi nuovamente ammesso. Cioè che preoccupa ultimamente è la rarissima possibilità del verificarsi di eventi avversi come gravi problemi circolatori. Nonostante queste preoccupazioni l’EMA continua a dichiarare sicuro il vaccino e ripete come siano inferiori i rischi nell’assumerlo che quelli associati a gravi forme di COVID-19.

    Gli ultimi approfondimenti vedono rari casi di trombosi, meno di 1 su 100.000 per la prima dose e 1 su 600.000 per la seconda, ovvero inferiori a quanto provocato dal fumo di sigaretta o dall’assunzione della pillola contraccettiva. I recenti casi di cronaca hanno però portato il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) a una nuova valutazione rischi/benefici effettuata tenendo conto anche del miglioramento della situazione dell’epidemia in Italia confrontando un rischio più basso di contrarre la malattia con il rischio di effetti avversi gravi. Quest’ultima valutazione si è conclusa con la raccomandazione di vaccini ad mRNA per gli under 60, compresa la seconda dose, optando quindi per una vaccinazione eterologa.

    Vaccinazione eterologa

    I vaccini a mRNA (Pfizer-BioNTec, Moderna) lavorano in modo leggermente diverso trasportando direttamente l’informazione nelle cellule, senza necessitare di un adenovirus come i vaccini a vettore virale.

    In entrambi i casi dopo la prima dose la risposta immunitaria non è sufficientemente alta e si provvede almeno ad una seconda dose somministrata a distanza di alcune settimane (variabili a seconda del produttore) per ottenere una migliore efficacia. La seconda dose riprende gli stessi meccanismi della prima ma stimola nell’organismo la sua memoria provvedendo ad una risposta più netta e duratura nel tempo.

    Il CTS ha approvato il mix vaccinale comunicando “rilevante potenziamento della risposta anticorpale e un buon profilo di reattogenicità” e che la seconda somministrazione con vaccino a mRNA per chi ha ricevuto la prima dose con vettore virale debba avvenire a distanza di 8-12 settimane dalla somministrazione del vaccino di AstraZeneca.

    Cosa sappiamo sul mix di vaccini 

    vaccinazione eterologa

    Nonostante i problemi comunicativi e la grande preoccupazione riscontrata negli ultimi giorni i dati sulla vaccinazione eterologa sembrano promettenti. Alcuni studi recenti hanno scoperto come dopo una dose del vaccino di AstraZeneca una seconda dose Pfizer produce una forte risposta immunitaria almeno quanto due dosi del vaccino Pfizer, uno dei più efficaci nel contrastare il COVID-19.

    In uno studio spagnolo, condotto da Belda-Iniesta su poco meno di 500 persone che hanno ricevuto una dose del vaccino Pfizer-BioNTech 8 settimane dopo una dose iniziale di AstraZeneca, sono stati identificati pochi effetti collaterali a fronte di una forte risposta anticorporale 2 settimane dopo la seconda iniezione.

    In modo analogo, Leif Erik Sander ha mostrato come diversi operatori sanitari che hanno ricevuto i due vaccini nello stesso ordine a distanza di 10-12 settimane hanno prodotto anticorpi a livelli paragonabili a chi ha ricevuto due dosi Pfizer, con nessun aumento degli effetti collaterali. Un terzo studio in Germania è stato condotto da un team più piccolo ed ha ottenuto risultati comparabili. Entrambi i gruppi hanno pubblicato questi studi in preprint sul server medRxiv.

    Vaccinazione eterologa: ancora un panorama in continua evoluzione

    Nonostante alcune evidenze mostrino come due diversi vaccini possano essere più potenti di entrambi i vaccini da soli questi studi sono ancora imperfetti e non sono stati pensati per valutare l’effettiva protezione contro il COVID-19 e questo preoccupa alcuni esperti che sostengono che la somministrazione eterologa debba essere limitata soltanto a chi ha avuto problemi con la prima dose.

    È bene osservare che nonostante gli effetti indesiderati nella maggior parte dei casi, anche qualora siano stati rilevati più frequentemente, sono comunque lievi. Tuttavia, la vaccinazione omologa è stata sperimentata per tutto il 2020 mentre sulla vaccinazione eterologa ci sono ancora pochi dati. L’EMA, infatti, ha ribadito la sicurezza del vaccino Vaxzevria senza esporsi su alternative su cui ci sono ancora pochi test clinici e le stesse aziende produttrici non hanno fornito nessun protocollo.

    Ulteriori dubbi e incertezze vengono fuori in riferimento all’eventualità di una terza dose necessaria a rinnovare la difesa immunitaria. Diversi paesi si sono mossi in questa direzione come la Spagna, la quale ha autorizzato il mix di vaccini ma anche Canada, Germania, Francia e Danimarca, che hanno posto dei limiti su AstraZeneca hanno raccomandazioni molto simili.

    Nonostante siano ancora necessarie nuove informazioni e ulteriori dati per avere un quadro completo sulla situazione quanto sappiamo non ha fatto emergere elementi preoccupanti sulla vaccinazione eterologa.

    Ad agitare gli esperti è anche il clima che si è creato nelle ultime settimane e la paura che l’assenza di una comunicazione efficace da parte degli enti preposti possa generare ancora più astio o timore verso i vaccini considerando che ci sono ancora 3,7 milioni di persone ad alto rischio di ospedalizzazione che ancora non sono state vaccinate.

    A cura di Alessandro Mastrofini

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