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    Candida auris: aumento del numero delle infezioni nei pazienti affetti da COVID-19

    Negli ultimi anni, la rapida diffusione del virus COVID-19 e il suo elevato tasso di contagiosità hanno costretto le strutture sanitarie di tutto il mondo a “trasformarsi” per poter accogliere al loro interno un numero di pazienti sempre più ingente. Questa situazione però ha anche drasticamente favorito l’insorgenza e la diffusione di infezioni nocosomiali ed, in particolare, quelle causate dai funghi opportunisti appartenenti al genere Candida spp. Tra le varie specie, quella che ha destato maggiore preoccupazione a causa della sua elevata multi-resistenza e patogenicità è Candida auris.

    Scoperta e origine della specie

    L’origine della Candida auris non sembra essere del tutto nota. Molto probabilmente il suo sviluppo si è verificato in seguito all’uso scorretto di terapie antibiotiche e antimicotiche in ambito clinico, agricolo e negli allevamenti in tensivi. Il primo ceppo di C. auris fu identificato per la prima volta nel 1996, in un bambino che presentava delle infezioni a livello del flusso sanguigno (BSI). Tuttavia, il primo vero e proprio isolamento fu realizzato nel 2009 in un ospedale giapponese a partire dal condotto uditivo esterno di una paziente infetta. Attualmente questa specie risulta essere diffusa in tutto il mondo ed in Italia, il primo caso di infezione causato da C. auris fu rilevato nel 2019.

    Candida auris: aumento del numero delle infezioni nei pazienti affetti da COVID-19

    Aumento del numero di pazienti affetti da Candida auris durante la pandemia

    Fortunatamente, le candidemie da Candida auris sono quasi sempre state identificate in un numero relativamente basso di individui e le epidemie in ambito ospedaliero si sono verificate molto raramente. Nonostante ciò, durante la pandemia causata dalla diffusione del COVID-19, si è verificato un incremento del numero di infezioni causate da C. auris.  

    Grazie a studi clinici condotti tra il 2020 e il 2021, in alcune strutture sanitarie presenti in differenti Stati, è stato possibile identificare la presenza di C. auris in un buon numero pazienti ricoverati in seguito a contagio da COVID-19, permettendo così di confermare l’ipotesi secondo la quale la diffusione del COVID-19 abbia favorito un aumento della diffusione di C. auris. In particolare:

    • Tra aprile 2020 e gennaio 2021, in un ospedale situato in Messico, dei vari pazienti affetti da COVID-19 ricoverati in terapia intensiva, in 12 di essi fu rilevata la presenza di C. auris nel sangue eo nelle urine. Tutti i pazienti affetti si trovavano in condizioni critiche e la mortalità in seguito a candidemia è stata dell’83,3%;
    • In Florida, nel luglio del 2020, sempre all’interno di una unità di terapia intensiva COVID-19 di un ospedale, è stata rilevata la presenza di infezioni causate da C. auris nel flusso sanguigno di tre pazienti e nel tratto urinario di uno di questi;
    • Nel dicembre del 2020, in un ospedale di Salvador, in Brasile, sono stati rilevati alcuni casi di candidemie da C. auris in pazienti affetti da COVID. Inizialmente, il numero di casi confermati era pari a due. Tuttavia, in seguito ad uno studio condotto da un gruppo di ricercatori sotto il controllo del responsabile del Laboratorio Speciale di Micologia del Federal Università di San Paolo (UNIFESP), Arnaldo Colombo, sono stati identificati altri nove pazienti affetti da C. auris.
    Candida auris: aumento del numero delle infezioni nei pazienti affetti da COVID-19

    Per quanto riguarda l’Italia, fino ad ora sono stati registrati solo 20 casi. Ciò nonostante, il professore Francesco De Rosa, direttore del reparto di Malattie infettive della Città della Salute di Torino, consiglia di non abbassare la guardia, in quanto C. auris presenta le potenzialità per causare una epidemia ospedaliera.

    Come mai Candida auris tende ad infettare le persone affette da Covid-19?

    Candida auris è un fungo opportunista che colpisce principalmente gli individui che presentano un sistema immunitario compromesso, in seguito alla presenza di malattie, infezioni, tumori o all’uso di particolari farmaciantibiotici, che causano un indebolimento del sistema immunitario.

    Per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19 ricoverati nelle strutture sanitarie, sono stati utilizzati differenti farmaci e antibiotici, che hanno causato una drastica diminuzione delle difese fornite dal sistema immunitario, rendendo di conseguenza i pazienti sottoposti alle terapie più suscettibili a contrarre infezioni da Candida auris. Nei casi più gravi, inoltre, questa specie ha anche causato la morte di quei pazienti che si trovavano già in condizioni di criticità.

    Candida auris: aumento del numero delle infezioni nei pazienti affetti da COVID-19

    Perché la diffusione di C. auris preoccupa così tanto?

    La diffusione di questa specie nelle strutture sanitarie ha destato particolare preoccupazione sia a causa della sua scarsa conoscenza e sia a causa delle sue peculiari caratteristiche. Ciò che ha preoccupato più di tutto gli operatori sanitari sono:

    • Elevata resistenza nei confronti degli antibiotici, antifungini e ai più comuni antimicotici. Infatti, risulta che circa il 90% degli isolati di C. auris sono resistenti ad almeno una delle 3 categorie di antifungini ad oggi disponibili ed, inoltre, alcuni ceppi risultano essere particolarmente resistenti anche agli antimicotici;
    • Elevata capacità di diffusione e colonizzazione dell’ambiente, comprese le superfici, grazie alla sua capacità di formare biofilm che gli permettono di aderire sui substrati. Inoltre, la sua eradicazione dall’ambiente risulta molto difficile, probabilmente a causa della sua resistenza nei confronti di differenti disinfettanti usati per la sanificazione delle superfici; 
    • Elevato grado di infettività. La sua trasmissione è molto facile, per esempio, attraverso contatto diretto con individui infetti o indirettamente attraverso il contatto con superfici infette. E’ in grado di diffondersi e di colonizzare differenti aree dell’organismo ed i pazienti colpiti possono anche rimanere infetti per mesi e anni;
    • Elevato tasso di letalità. Esso colpisce in particolare gli individui immunocompromessi e le persone ricoverate nelle strutture sanitarie e presenta un tasso di letalità che va dal 30% al 70%.
    Candida auris: aumento del numero delle infezioni nei pazienti affetti da COVID-19

    Diagnosi e possibile terapia

    Generalmente la diagnosi viene effettuata attraverso l’analisi colturale e microscopica di un campione prelevato dal distretto in cui si trova localizzata l’infezione (sangue, ferite o orecchio), oppure attraverso screening. Il trattamento delle infezioni da Candida auris risulta però non particolarmente facile a causa della sua multi-resistenza ad un’ampia gamma di antibiotici, antimicotici e antifungini. Inoltre, tutto ciò è anche complicato dal fatto che questo fungo non viene facilmente riconosciuto, confondendolo in particolare con la Candida haemulonii, un’altra specie antibiotico resistente.

    Candida auris: aumento del numero delle infezioni nei pazienti affetti da COVID-19

    Nonistante la maggior parte dei ceppi di C. auris risultino sensibili alle echinocandine (antifungini di nuova generazione), in alcuni casi il trattamento è risultato inefficace, molto probabilmente a causa della elevata capacità di questa specie di sviluppare rapidamente resistenza. I pazienti infetti, perciò, molto spesso vengono trattati con alte dosi di differenti tipi di antimicoticiantimicotici e per questo motivo devono essere sempre attentamente monitorati.

    Risulta perciò di fondamentale importanza che tutte le strutture sanitarie siano a conoscenza dei possibili rischi alle quali possono incorrere in seguito alla diffusione del fungo opportunista C.auris, affinché possano adottare misure di prevenzione, identificazione e sanificazione che possano impedirne lo sviluppo e la diffusione.

    A cura di Denise Zuccotti.

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