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    Freddie Mercury: la scienza dietro alla sua voce

    Oggi sono 30 anni dalla morte di Freddie Mercury. Il 24 novembre 1991 ci lasciava uno dei cantanti più grandi di tutti i tempi. Ma perché la sua voce è rimasta nella storia? Uno studio del 2016 ha presentato un’analisi acustica della sua produzione vocale dimostrando quanto questa sia stata un gioiello, frutto di una serie di fattori e di tecniche utilizzate che la rendono difficile da imitare o ritrovare.

    Lo studio, dal titolo “Freddie Mercury—acoustic analysis of speaking fundamental frequency, vibrato, and subharmonics” è stato pubblicato sulla rivista “Logopedics Phoniatrics Vocology” grazie al contributo di un gruppo di ricercatori europei. Siamo d’accordo sul fatto che non c’era bisogno di uno studio per dimostrare che la sua voce fosse più unica che rara, ma gli esperimenti hanno fatto emergere alcuni dati interessanti.

    Lo scopo della ricerca è stato quello di descrivere il suo stile canoro obiettivamente, con gli adeguati metodi empirici, concentrandosi non solo sull’acustica, ma cercando di capire cosa stesse succedendo nella laringe.

    Ha dichiarato Herbst, uno degli autori della ricerca alla BBC.

    Freddie Mercury in realtà era un baritono

    Freddie Mercury

    Se pensiamo a Freddie, non ci può che venire in mente la rockstar, che insieme a Brian May, Roger Taylor, John Deacon ha dato via ai Queen nel 1970, uno dei gruppi più famosi mai esistiti. Se pensiamo ai Queen ci viene in mente Bohemian Rhapsody, We Are the ChampionsLove of My LifeKiller QueenDon’t Stop Me NowCrazy Little Thing Called LoveWe Will Rock You,  Radio Ga Ga,  Another One Bites the DustI Want to Break Free, solo per citare alcune delle loro canzoni più conosciute.

    Anche se spesso Freddie è stato considerato un tenore, dallo studio emerge che in realtà era un baritono. Infatti, l’analisi di sei interviste degli anni ’80 ha rivelato una frequenza fondamentale mediana della voce di 117,3 Hz, che si trova tipicamente per una voce baritonale.

    Come accennato in precedenza, per lo studio sono state utilizzate delle interviste in cui è stata analizzata la voce parlata del cantante. Non potendo effettuare sperimenti direttamente sulla voce di Freddie, è stato coinvolto il cantante e vocal coach professionista Daniel Zangger-Borch, il quale ha cercato di imitare le prestazioni vocali di Mercury.

    Altri dati emersi dallo studio

    Da questa performance gli autori hanno potuto constatare come il vibrato di Freddie fosse più irregolare, ed incredibilmente più veloce della media. L’analisi di 240 note contenute in 21 registrazioni a cappella, ha rivelato un tasso medio di modulazione della frequenza fondamentale (vibrato) sorprendentemente alto di 7.0 Hz, raggiungendo la gamma di tremore vocale.

    Il vibrato non è alto che la variazione periodica dell’altezza di una nota riprodotta. Ne esistono diversi tipi: quello ottenuto con il movimento dell’ugola, quello diaframmatico, il vibrato ottenuto con la variazione di semitono della laringe o quello naturale.

    Inoltre, è emerso l’uso delle sub-armoniche, cioè delle frequenze, sottomultiplo di quelle principali, impiegate per raggiungere degli effetti vocali particolari. Questa tecnica viene impiegata nella cultura di alcuni popoli orientali.

    Per quanto riguarda il range vocale, esso si può individuare intorno ai 37 semitoni, circa tre ottave, all’interno della gamma di tonalità da F#2 (circa 92,2 Hz) a G5 (circa 784 Hz): nella media per cantanti della stessa età. In realtà, però, gli autori dello studio hanno riconosciuto che sono stati registrati dei picchi che uscivano da questo range (di 4 ottave).

    Dunque, quale era il segreto della voce di Freddie Mercury? La star, nata a Zanzibar il 15 settembre 1946, aveva una “particolare abilità nel modificare la sua conformazione laringea alle proprie esigenze musicali”. A 30 anni dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo così, con una delle sue più importanti performance:

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