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    Verme Bobbit: il predatore dei fondali marini di origini preistoriche

    L’Eunice aphroditois, più noto come Verme Bobbit, è un predatore vorace che vive sui fondali delle barriere coralline. I ruoli si sono invertiti: invece di essere la loro preda, questo verme assale e si ciba di pesci. Resta nascosto sotto la sabbia per tutta la sua lunghezza, lasciando fuori soltanto la testa. La sua tecnica di caccia è precisa e spietata. Il verme attende che si avvicini il pesce e sbuca veloce dal fondale, attaccandolo e catturandolo con un morso potente.

    È dotato di mascelle seghettate ad azione rapida, in contrasto col corpo molle, in grado di fendere e tagliare letteralmente in due un piccolo pesce. Il suo morso è così potente da poter ferire e far sanguinare il dito di un uomo. I moderni Eunice aphroditois sono noti dalla fine del XVIII secolo, ma ora nuovi fossili preistorici scoperti a Taiwan hanno dimostrato che il Verme Bobbit metteva in atto la sua caccia spietata già milioni di anni fa.

    Verme Bobbit
    Foto di Pennichnus , Eunice aphroditois e della sua tana. (a) Sezione verticale della parte superiore di Pennichnus formosae . Sono visibili la parte superiore dell’imbuto (linea gialla), la zona disturbata (linee rosse tratteggiate) e le strutture di collasso simili a piume (linee bianche tratteggiate). (b) Sezione verticale della parte inferiore di Pennichnus formosae (S = inizio ed E = fine dell’esposizione della tana). (c) Foto di Eunice aphroditois (Bobbit worm) (foto per gentile concessione della signora Chutinun Mora). (d) Entrata della tana di Eunice aphroditois nella zona intertidale (foto per gentile concessione della signora Chutinun Mora). (e) Vista in pianta della parte superiore di Pennichnus formosae. In entrambi (d) ed (e), sono visibili l’asta della tana (freccia bianca) e gli strati concentrici circostanti (linee bianche tratteggiate). Credits: Ludvig LÖwemark

    La sua tecnica di caccia ha da sempre destato curiosità nei biologi marini. Il Verme Bobbit è un predatore che vive in tutti i mari e gli oceani caldi, principalmente nell’Oceano Indiano e Pacifico Occidentale. Ma lo si può trovare anche nel nostro Mar Mediterraneo. Vive a una profondità variabile, dai 10 ai 40 metri. Il suo habitat naturale è nelle barriere coralline, sotto i massi, in fessure, nel fango o nella sabbia. Non ha gli occhi. La sua lunghezza è intorno ad un metro ma si sono scoperti esemplari lunghi addirittura tre metri. Raggiunge la maturità sessuale una volta arrivato all’incirca a dieci centimetri di lunghezza. I colori sono mutevoli in base all’area geografica di provenienza e variano dal marrone, al rosso, al viola con venature iridescenti e dorate.

    Mascelle dai morsi letali

    È dotato di cinque paia di mascelle laceranti ad azione rapida. La larghezza delle mascelle arriva anche a 5 cm. Si tratta di un preciso strumento da taglio, una mandibola chitinosa in grado di mordere e tagliare in due le prede. Il Verme Bobbit riesce a scagliare la faringe fuori dalla bocca per afferrare anche le prede poste più lontane.

    Grazie a cinque organi sensoriali posizionati sul capo, celato al disotto dello strato sabbioso sui fondali subacquei, percepisce l’avvicinarsi delle prede e si avventa su di essi per azzannarli con un rapido morso. Si è stimato che il tempo di azione per colpire è intorno a 0,5 secondi. La sua dieta varia dai gamberi, vermi, alghe e carogne. Emerge principalmente di notte per nutrirsi. Il suo corpo è cosparso di setole urticanti che possono causare un intorpidimento, una volta venuto a contatto, anche all’uomo.

    Possiede un veleno anestetizzante che impedisce alle prede più grosse di fuggire. Vive all’interno della sua tana, da cui ne fuoriesce per circa 20 cm. Seppellito nel fondale, lascia esposta per cacciare solo una parte del suo lunghissimo corpo. Catturata la preda, si ritira nella sua tana per nutrirsene.

    Il verme è anche notevolmente vorace. Nel 2009 un esemplare di un metro di lunghezza è stato rinvenuto in una delle vasche espositive del Blue Reef Aquarium Newquay, in Inghilterra, dopo aver attuato una vera e propria carneficina con l’uccisione dei pesci e la distruzione delle strutture coralline presenti in vasca.

    Il Verme Bobbit o Eunice di Rimini appartiene al phylum degli Anellidi, ossia dei vermi segmentati, alla sottostante classe dei Policheta, della famiglia Eunicidae. Ricordiamo che i Policheti rappresentano la classe filogeneticamente più antica del phylum degli Anellidi, comprendente circa 13000 specie. Sono animali bentonici, ossia organismi acquatici che vivono a stretto contatto con il fondo o fissati ad un substrato solido e hanno un habitat marino.

    Le ultime scoperte fanno risalire la sua comparsa sin alla preistoria

    Verme Bobbit
    Modello tridimensionale schematico del comportamento predatorio dei vermi Bobbit e la formazione proposta di Pennichnus formosae. (a) Il verme Bobbit si trova all’interno della tana a forma di L in attesa della preda. (b) usa le sue forti mascelle per catturare la preda (ad esempio, il pesce) che passa nei pressi dell’apertura della tana. (c) Quando la preda in difficoltà viene trascinata nella tana, il sedimento collassa attorno all’apertura per formare strutture a forma di piume che circondano la tana superiore. Tra la tana e le strutture a forma di piume c’è una zona disturbata causata dalla ripetuta azione di caccia ed alimentazione del verme e dal ripristino della tana che si traduce in un accumulo nel tempo di rivestimento di muco. Credit: Ludvig LÖwemark

    L’esistenza dei moderni Eunice aphroditois è nota dalla fine del XVIII secolo, ma nessuno poteva immaginare che potesse trattarsi di animali addirittura preistorici. Nuovi fossili scoperti a Taiwan hanno dimostrato che il Verme Bobbit metteva in atto la sua caccia spietata già milioni di anni fa.

    Ultime scoperte condotte nel Yehliu Geopark e presso il promontorio Badouzi dell’isola di Taiwan, hanno individuato una serie di cunicoli con tracce fossili. I cunicoli sono stati identificati come le tane che custodivano esemplari viventi in epoche antiche, assimilabili verosimilmente ai Vermi Bobbit. Tali tracce fossili vengono denominate Pennichus formosae. I condotti preistorici a forma di L venuti alla luce sono lunghi più di 1,80 metri e larghi circa 2,5 centimetri. Essi rappresentano le tracce fossili lasciate da esseri che vivevano durante il Cenozoico, quando parte della sfera terrestre era sommersa dalle acque dell’oceano.

    La ricerca era partita nel 2013 con il rinvenimento della serie di strani cunicoli, da parte del biologo Masakazu Nara della Kochi University, all’interno di rocce di 20 milioni di anni fa provenienti dal sito preistorico di Taiwan. Inizialmente tali cunicoli si ritennero assimilabili alle tane di antichi gamberi o altre creature già note che scavavano cunicoli nel fondale marino. Pertanto tali reperti si ritenevano non rilevanti. Ma successivamente si evidenziò che i cunicoli non si conformavano ad alcuno reperto fossile visto fino a quel momento.

    Si trattava quindi della scoperta di una nuova specie di tracce fossili che richiedeva maggiori approfondimenti. A partire dal 2017, dopo ulteriori ricerche, gli scienziati Masakazu Nara e Ludvig Löwemark insieme ad altri loro colleghi, si convinsero che le tane erano state scavate da vermi. L’associazione dei cunicoli con le tane dei vermi proveniva dalla comparazione di più elementi distintivi derivanti dalle caratteristiche dei reperti rocciosi. 

    Nella roccia si evidenziavano impronte a forma di piuma sull’estremità superiore dei cunicoli, lasciate presumibilmente da creature che si muovevano di continuo, entrando e uscendo dalle tane. I reperti presentavano poi una parte terminale a forma di imbuto che ben si sposava con gli scatti repentini e veementi con cui i Vermi Bobbit fuoriescono dai nascondigli in fase di caccia. Altri animali tipo molluschi, che invece si muovono lentamente nell’uscire dalle proprie tane, non avrebbero mai plasmato una forma ad imbuto nella roccia all’imbocco del cunicolo.

    Un’ulteriore evidenza che avvalorava la tesi degli scienziati è stata la scoperta di un’elevata concentrazione di ferro sulla sommità della tana. Il solfuro di ferro viene di solito prodotto da batteri che si insediano e proliferano in ambienti ricchi di sostanze liquide e appiccicose come il muco. Questo riscontro suggeriva che le creature che abitavano i cunicoli producessero muco per ricostruire e tenere salde le loro tane dopo l’attacco, proprio come fanno gli attuali Vermi Bobbit.

    Infine, tracce rilevate sui reperti mostrano l’evidenza di come la sabbia antica sulla sommità dei cunicoli venisse regolarmente smossa, come nelle cacce ad imboscata condotte dall’Eunice aphroditois. Non vi è dubbio quindi. Il Verme Bobbit ha antenati preistorici di alto rango: vermi predatori, esperti nella caccia d’agguato, vissuti circa 20 milioni di anni fa.

    A cura di Rosetta Crisci.

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