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    Boa delle sabbie in Sicilia: una specie da proteggere

    Il boa delle sabbie in Sicilia è esposto a troppi pericoli e va assolutamente tutelato. Il serpente non è originario di queste terre ma fu importato dagli antichi Greci, ciononostante è ancora in Italia. La sua presenza però è fortemente minacciata: troppi esemplari muoiono lungo le strade siciliane.

    Tali rettili non sono etichettati come “a rischio” perché fortunatamente vivono in aree molto estese che vanno dal Nord Africa al Vicino Oriente. Se quindi a livello globale la situazione non è preoccupante, tutt’altro è dal punto di vista locale. In Italia potremmo perdere questo magnifico rettile: esso fa parte della nostra storia da secoli ed è nostro dovere salvarlo dai pericoli urbani. Senza il nostro contribuito, il boa delle sabbie potrebbe sparire per sempre dal territorio italiano.

    Il boa delle sabbie in Sicilia è esposto a troppi pericoli e va assolutamente tutelato. Il serpente non è originario di queste terre ma fu importato dagli antichi Greci, ciononostante è ancora in Italia. La sua presenza però è fortemente minacciata: troppi esemplari muoiono lungo le strade siciliane.
    Sebastian Colnaghi con in mano un esemplare di Boa delle sabbie. Credits: Sebastian Colnaghi

    Le ricerche di Sebastian Colnaghi sul boa delle sabbie in Sicilia

    Ancora una volta parliamo di Sebastian Colnaghi, giovane influencer ambientalista impegnato nello studio di anfibi e rettili. Egli racconta di aver raggiunto Agrigento per indagare sul boa delle sabbie in Sicilia. Il serpente (nome scientifico “Eryx jaculus”) fu scoperto qualche anno fa nell’area tra Agrigento e Licata dall’imprenditore agricolo Salvatore Russotto.

    Sebastian Colnaghi ed altri ricercatori hanno allora raggiunto la zona e sotto la guida di Salvatore Russotto hanno esplorato le campagne. L’escursionista ha individuato 4 esemplari di cui 3 cuccioli ed 1 adulto: i serpenti erano finiti in un pozzo, dunque si è proceduto al recupero. Un altro serpente era invece già morto sulla strada che collega Licata e Agrigento:

    Purtroppo questa specie è esposta ai rischi che si corrono in strada ed infatti un altro esemplare adulto lo abbiamo trovato morto in mezzo alla strada tra Licata e Agrigento.

    Perché è straordinaria la presenza del Boa delle sabbie in Sicilia?

    Federica Piccione con in mano un esemplare di Boa delle sabbie. Credits: Sebastian Colnaghi

    Il nome della specie deriva dal latino Eryx, parola con cui i romani indicavano una montagna nell’area nord-occidentale siciliana. In verità il boa delle sabbie in Sicilia si è ritrovato per opera umana. Il rettile è presente in Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Siria ed Europa orientale. Il fatto che viva nell’isola italiana è quindi un fatto eccezionale che è possibile giustificare andando indietro nei secoli.

    Sappiamo che presso gli antichi Greci i serpenti erano oggetto di culto. Molte civiltà del passato furono affascinate dai serpenti, attribuendo loro la capacità di curare, rendere fertile e attirare la buona sorte come il favore delle divinità. Con la nascita della Magna Grecia, i coloni portarono in Italia anche questi rettili che da allora ancora vivono nelle nostre terre.

    Il boa delle sabbie in Sicilia è quindi una testimonianza storica vivente. Purtroppo le costante minacce umane lo mettono a rischio e se non facciamo qualcosa potremmo perderlo per sempre. Come ha testimoniato Sebastian Colnaghi, molti serpenti muoiono lungo le strade. Occorre approfondire l’area interessata dalla presenza del serpente e porre i dovuti accorgimenti affinché possa continuare a vivere indisturbato anche in Italia come ormai fa da millenni.

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    Giungono nuove scoperte sui serpenti italiani grazie al lavoro del team nostrano impegnato nello studio del saettone occhirossi. Il serpente protagonista della ricerca, il cui nome scientifico è “Zamenis lineatus”, ha qualcosa in comune con i serpenti a sonagli. Grazie al lavoro dei ricercatori Matteo R. Di Nicola, Valerio Giovanni Russo, Andrea Senese, Francesco Paolo Faraone, sappiamo di più sui serpenti che vivono nel nostro Paese. Alla ricerca ha contribuito anche Sebastian Colnaghi, impegnato da sempre nella lotta per la preservazione delle specie presenti sul territorio nazionale.

    Il lago Natron nasconde un segreto affascinante quanto pericoloso. Si trova nel nord della Tanzania al confine con il Kenya, all’interno della Rift Valley africana. Nick Brandt è un famosissimo fotografo che lavora esclusivamente in Africa. La sua missione è quella di immortalare i paesaggi e gli esseri viventi che li abitano prima che la scorretta condotta umana li distrugga. Nick Brandt ha mostrato al mondo gli animali pietrificati che ha trovato nei pressi del lago Natron: le sue eccezionali foto sono diventate rapidamente virali.

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