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    Intolleranza al lattosio: cos’è, cause e come riconoscerla per trattarla

    Da ultimi studi condotti, l’intolleranza al lattosio è un disturbo che riguarda più del 60% degli italiani e non è altro che l’incapacità dell’organismo di digerire il lattosio, zucchero presente nel latte a seguito di una scarsa presenza dell’enzima lattasi responsabile di questo processo.

    Che cos’è il lattosio?

    Il lattosio, come detto, è lo zucchero contenuto nel latte e nei suoi derivati. In particolare, analizzandolo da un punto di vista biochimico, il lattosio è un disaccaride (zucchero composto) costituito da due zuccheri più semplici: glucosio e galattosio. Per essere correttamente digerito, dunque, il lattosio a livello dell’intestino tenue deve essere scisso nelle sue due componenti più semplici. Tale processo avviene ad opera dell’enzima lattasi, enzima che se assente o carente è responsabile del fenomeno di intolleranza al lattosio stesso.

    In particolare, nel lume dell’intestino il lattosio viene scisso in glucosio e galattosio. Questi due monosaccaridi vengono trasportati, attraverso appositi trasportatori sodio-glucosio, nella spazzola intestinale. Mentre il glucosio viene principalmente utilizzato come fonte di energia, il galattosio viene utilizzato per molteplici scopi come: funzioni immunitarie, sviluppo neurologico e nella formazione di molecole strutturali deputate alla comunicazione cellula-cellula.

    Quali sono le cause dell’intolleranza al lattosio?

    Processo di malassorbimento di lattosio a seguito di assenza di lattasi

    Potendo l’enzima lattasi essere sia carente che totalmente assente, l’intolleranza al lattosio può essere correlata a 4 diverse cause che permettono di classificarla in: primaria, secondaria, evolutiva e congenita.

    • l’intolleranza primaria è la forma più comune e si verifica quando la quantità di lattasi diminuisce con l’avanzare dell’età, infatti l’insorgenza si verifica solitamente nella tarda infanzia o nella prima età adulta.
    • l’intolleranza secondaria si manifesta a seguito di malattie o di lesioni a carico dell’intestino tenue. In questa situazione si perdono i villi intestinali e di conseguenza, si ha una riduzione della lattasi intetsinale. Le malattie che colpiscono la mucosa dell’intestino tenue comprendono l’enteropatia sensibile al glutine (celiachia) , le infezioni da linfoma come la giardia, la proliferazione batterica dell’intestino tenue.
    • l’intolleranza evolutiva, come suggerisce il nome, si verifica durante lo sviluppo e solitamente regredisce in breve tempo
    • l’intolleranza congenita è la condizione più rara, causata da mutazioni genetiche recessive nell’enzima lattasi intestinale. In questi casi, i disturbi si sviluppano rapidamente con l’inizio dell’allattamento al seno ed i più frequenti sono: diarrea, ipercalcemia e acidosi.

    Quali sono i sintomi e come diagnosticare l’intolleranza al lattosio

    intolleranza al lattosio

    I sintomi dovuti all’intolleranza al lattosio compaiono di norma da 30 minuti a 2 ore dopo l’ingestione e possono includere: diarrea, gonfiore e tensione addominale, flatulenza e meteorismo e nausea. Ovviamente, l’entità dei sintomi dipende dalla quantità di lattosio ingerito.

    L’insorgenza di questi sintomi è data dal passaggio del lattosio non digerito attraverso l’intestino tenue, dove richiama acqua che sarà poi responsabile della comparsa di diarrea ed in seguito, raggiungendo l’intestino crasso subirà il processo di fermentazione a carico della flora batterica intestinale con conseguente produzione di gas intestinali e acidi organici.

    Il test più utilizzato, più accurato e non invasivo per diagnosticare l’intolleranza al lattosio è senza dubbio il breath test all’idrogeno. Il breath test, letteralmente “test del respiro”, ha una durata di circa 4 ore e consiste appunto nel fare espirare i pazienti all’interno di un sacchetto: prima dell’assunzione del lattosio e poi ogni 30 minuti nelle ore successive dopo aver assunto dosi crescenti di lattosio. Ciò che va a ricercare questo test altro non è che un picco di idrogeno nell’aria espirata, la cui presenza è sinonimo di fermentazione intestinale a seguito di lattosio non assorbito.

    In alternativa, si può procedere con la biopsia duodenale (esame particolarmente invasivo) per verificare la predisposizione genetica o tramite un esame del sangue.

    Come comportarsi in caso di intolleranza?

    Ovviamente, la cosa più semplice da fare è eliminare dalla propria alimentazione il lattosio e tutti gli alimenti che lo contengono. In realtà, questa soluzione che a primo impatto potrebbe risultare semplice e banale, non lo è affatto. Il lattosio, infatti, è contenuto in tantissimi alimenti e viene utilizzato anche come conservante, ma è possibile riscontrarlo, sebbene in piccole percentuali, anche nei farmaci da banco; basti pensare che, gran parte delle pillole anticoncenzionali contiene questo zucchero. Di fondamentale importanza, dunque, è imparare a leggere le etichette dei diversi prodotti.

    L’attenzione da prestare è correlata sempre al grado di intolleranza. Alcuni soggetti riescono a tollerare piccole percentuali di lattosio senza manifestazioni di sintomi, altri totalmente intolleranti spesso ricorrono a dei preparati a base di galattosidasi che se assunti insieme all’alimento contenente lattosio ne facilitano l’assimilazione.

    Evitare il lattosio senza un’evidente intolleranza comporta benefici?

    intolleranza al lattosio

    Al giorno d’oggi è molto semplice trovare nei supermercati prodotti senza lattosio e spesso, si associa a questi prodotti il concetto di “light”. In realtà, consumare alimenti senza lattosio da parte di persone non effettivamente intolleranti, oltre ad essere costoso in termini economici, può far diminuire a lungo andare la produzione di lattasi (è proprio il lattosio presente negli alimenti che stimola la produzione di lattasi). Inoltre, eliminando senza validi motivi latte e derivati dalla propria dieta, si tende a privare l’organismo di nutrienti, quali calcio e vitamina D, essenziali per la formazione ed il mantenimento osseo.

    Numerosi studi attualmente ancora in corso, si sono concentrati sulla correlazione tra intolleranza al lattosio e predisposizione all’osteoporosi. L’osteoporosi è il deterioramento della micro architettura del tessuto osseo che causa fragilità ossea, condizione maggiormente diffusa tra le donne, in particolare, nella fase post-menopausa. Ad oggi, non esiste una correlazione che supporti la maggior predisposizione all’osteoporosi di soggetti affetti da intolleranza al lattosio, ma si supporta la tesi dell’importanza del calcio nel modellamento osseo nei bambini e adolescenti.

    Probiotici: un valido aiuto per la flora intestinale

    Con il termine “probiotici” ci riferiamo a integratori a base di microrganismi vivi presenti naturalmente all’interno dell’intestino e in grado di raggiungerlo, colonizzarlo e apportarvi benefici. Questi microrganismi esplicano la loro azione aderendo alle pareti dell’intestino stesso interagendo così con la flora batterica residente. Le caratteristiche di tutti i probiotici sono: compatibilità con l’intestino, resistenza al pH gastrico, innocuità e salubrità.

    L’equilibrio della flora intestinale è fondamentale ed i probiotici riescono a contrastare la crescita di batteri potenzialmente patogeni per il nostro organismo. Proprio questo equilibrio viene alterato quando si sviluppa l’intolleranza al lattosio. In particolare, uno dei classici sintomi legati all’intolleranza al lattosio, come visto, è la diarrea. Molteplici studi hanno dimostrato come questo “disagio” enterico possa migliorare ed anche in minor tempo assumendo fermenti lattici. Tutto ciò perché appunto ristabiliscono l’equilibrioalterato da una mancata digestione del lattosio in soggetti carenti di lattasi.

    L’articolo Intolleranza al lattosio: cos’è, cause e come riconoscerla per trattarla è stato scritto su: Biomed | CUENEWS.

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