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    Lupus eritematoso sistemico: individuato un nuovo approccio terapeutico

    Lupus eritematoso sistemico: che cos’è?

    Il lupus eritematoso sistemico (LES) è una malattia cronica autoimmune del connettivo (connettivite). Il LES è caratterizzato da manifestazioni eritematose cutanee e mucose, sensibilità alla luce del sole e coinvolgimento sistemico di quasi tutti gli organi e apparati, come i polmoni, le articolazioni, le cellule del sangue, la pelle, i reni ed alcuni elementi fondamentali del sistema nervoso.

    In questa particolare patologia, lo stato flogistico, come in tutte le patologie autoimmuni, è causato da una serie di anticorpi che aggrediscono le proteine e le altre molecole che si trovano localizzate nel nucleo centrale o nel citoplasma.

    Il termine “lupus” deriva dalla parola latina “lupus“, che significa “lupo”. Il suo utilizzo per indicare il LES trova spiegazione nel fatto che nel XIII secolo i medici tendevano a paragonare un sintomo della patologia– una particolare eruzione cutanea del viso denominata lupus vulgaris – agli effetti causati sul volto dal morso dell’animale.

    Esistono differenti tipi di Lupus, tra questi abbiamo quello:

    • Indotto da farmaci: caratterizzato dalla presenza di anticorpi anti-istone;
    • Neonatale: causato dal trasferimento trans-placentare degli anti-SSA che possono portare allo sviluppo nel neonato di manifestazioni cutanee eritematose transitorie o di blocchi atrio-ventricolari permanenti;
    • Cutaneo: caratterizzato esclusivamente da manifestazioni cutanee le cui principali varianti sono sono il Lupus discoide e il Lupus cutaneo subacuto.
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    Attualmente, si stima che il tasso di frequenza del LES a livello globale sia compreso tra i 20 e i 70 casi ogni 100.000 persone. Inoltre, fonti attendibili (come il sito lupus.org) riportano che, in tutto il Mondo, gli affetti da LES siano circa 5.000.000, con circa 16.000 nuovi casi ogni anno.

    Questa patologia colpisce maggiormente le donne (rapporto 9:1 con gli uomini) ed è più comune tra gli Afro-Americani, i Latino-Ispanici, i Nativo-Americani, gli Asio-Americani, i Nativo-Hawaiani e gli abitanti delle isole del Pacifico.

    Le cause

    Attualmente, le cause che portano allo sviluppo di questa malattia non sono ancora del tutto note. Grazie a differenti studi, è stato possibile dimostrare come il LES sia causato da una  combinazione di fattori genetici, ambientali e ormonali. 

    Nonostante questa malattia non possa essere considerata come una vera e propria malattia genetica ereditaria, in quanto non è stato identificato un gene causale unico, sono stati però individuati differenti quadri genetici che promuovono l’insorgenza della malattia.

    Esistono poi anche fattori di origine esterna che possono essere associati alla comparsa della malattia, come per esempio; infezioni di origine virale o batterica (es. virus Episten-Barr o della Rosolia), alcuni medicinali, antibiotici, traumi, ferite, esposizione ai raggi UV e stress emotivo.

    Si è visto inoltre, che anche alcuni ormoni, in particolar modo quelli sessuali femminili (principalmente estrogeni), e le loro variazioni durante il ciclo della vita di una donna (pubertà, gravidanza, menopausa) sembrano essere coinvolti nei meccanismi di insorgenza della patologia; questo ha permesso di capire come mai si riscontra una maggiore incidenza nelle donne in età fertile. E’ importante sottolineare però, che le evidenze scientifiche a supporto di quest’ultima teoria sono discordanti. Infatti, al momento, nessuno studio ha ancora confermato un ruolo causale svolto dagli estrogeni nella comparsa del lupus.

    Sintomatologia

    I sintomi del lupus eritematoso sistemico cambiano da paziente a paziente e anche a seconda del distretto corporeo interessato; questo rende perciò molto difficile riuscire a definire un quadro sintomatologico preciso della malattia. Questa “variabilità” è dovuta principalmente alla capacità del Lupus di infiammare tessuti e organi completamente differenti fra loro.

    Un altro problema è dato dal fatto che i sintomi del Lupus sono poco specifici e risultano essere molto simili a quelli causati da altre malattie autoimmuni (es. la fibromialgia e l’artrite reumatoide). Proprio per questa sua caratteristica, il lupus eritematoso sistemico è anche noto con il nome di “grande imitatore”.

    Diagnosi

    La diagnosi di LES risulta essere abbastanza complessa e richiede l’attuazione di numerosi esami; per questo motivo è molto importante che il medico curante abbia una notevole una esperienza pregressa. Inoltre, vi sono alcuni fattori che vanno a rendere complicata l’individuazione di questa malattia; in particolare, la variabilità dei sintomi da paziente a paziente e la loro poca specificità.

    In genere, l’iter diagnostico che conduce al riconoscimento del lupus comprende:

    • Esame obiettivo;
    • Anamnesi;
    • Test di laboratorio.

    In determinate circostanze, soprattutto quando risulta necessario approfondire il quadro clinico, il medico diagnosta, potrebbe aggiungere anche esami strumentali e/o vari di tipi di biopsia.

    Gli esami di laboratorio utili alla diagnosi di lupus prendono in considerazione il sangue o le urine del sospetto paziente e includono:

    • Emocromo; un esame del sangue, che fornisce informazioni su parametri utili a determinare lo stato di salute di un individuo. I soggetti affetti da LESA presentano generalmente un calo dei globuli rossi, dei globuli bianchi e, in alcuni casi, delle piastrine.
    • VES: esame del sangue che misura la velocità con cui i globuli rossi, appartenenti a un campione di sangue reso incoagulabile, sedimentano sul fondo della provetta che li contiene. Nei soggetti malati, la VES risulta essere elevata.
    • ANA test; esame del sangue che permette la quantificazione degli anticorpi anti-nucleo (o ANA). I soggetti malati presentano grandi quantità di questi anticorpi
    • Pannello ENA; esame del sangue che permette di quantificare alcuni sottotipi particolari di anticorpi anti-nucleo. Tra questi abbiamo l’Anti-RNP , l’Anti-Sm, l’Anti-SSA e l’Anti-SSB. I pazienti affetti da LES, presentano nel sangue Anti-Sm e talvolta, in alcuni casi, anche Anti-RNP, Anti-SSA e/o Anti-SSB.
    • Funzionalità renale; esame del sangue che permette di misurare la quantità di alcune sostanze correlate allo stato di salute e di efficienza funzionale dei reni. Nelle persone affette da lupus, la funzionalità renale risulta essere compromessa.
    • Analisi delle urine; esame che permette di valutare le caratteristiche e la composizione di un campione di urina. In un soggetto malato di lupus, l’analisi delle urine riporta valori fuori dalla norma (presenza nelle urine di sangue e proteine).

    Trattamento

    Sono differenti i trattamenti che si possono attuare nei confronti del LES; essi però, vanno solo a controllare i sintomi della patologia e a prevenire eventuali complicanze. Infatti, al momento, non esistono ancora terapie specifiche capaci di garantire la guarigione; questo, quindi, fa del lupus una malattia incurabile. Attualmente, il tipico trattamento sintomatico del lupus include cure farmacologiche e comportamentali. Tra i farmaci più utilizzati per la cura sintomatica del lupus abbiamo: FANS (o farmaci antinfiammatori non-steroidei), antimalarici, corticosteroidi, immunosoppressori, anticorpi monoclonali ed anticoagulanti.

    Sono in studio, inoltre, anche numerosi farmaci biologici; al momento, è disponibile in commercio un anticorpo monoclonale, il Belimumab, diretto contro la molecola BAFF, fattore di sopravvivenza dei linfociti B, responsabili della produzione di anticorpi. Questi anticorpo è risultato essere in grado di controllare il lupus attivo nonostante la terapia standard.

    Un nuovo approccio terapeutico: la ricerca

    Grazie ad una recente ricerca svolta dagli scienziati del Vanderbilt University Medical Center si è scoperto che l’intensità del Lupus può essere ridotta andando a bloccare il recettore coinvolto nell’assorbimento del ferro. Oltretutto, si è visto che questo permette anche di promuove l’attività delle cellule T regolatorie antinfiammatorie. Lo studio è stato poi pubblicato sulla rivista Science Immunology.

    Il team di ricerca, per riuscire a valutare i geni che gestiscono il ferro nelle cellule T, hanno eseguito uno screening CRISPR. Grazie a ciò, è stato possibile scoprire che il recettore della transferrina (CD71) risultava essere critico per le cellule T infiammatorie e inibitorio invece per le cellule T regolatorie antinfiammatorie.

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    Oltretutto, i ricercatori hanno anche notato che il recettore della transferrina risultava essere maggiormente espresso sulle cellule T di topi inclini al LES e sulle cellule T dei malati. Ciò si è tradotto in un accumulo di ferro, con conseguente alterazione dei mitocondri e di altre vie di segnalazione.

    Si è visto inoltre, che l’anticorpo che va bloccare il recettore della transferrina (riducendo i livelli di ferro intracellulare) è in grado di inibire l’attività infiammatoria delle cellule T. Il trattamento dei roditori inclini al LES con questo anticorpo ha permesso non solo di ridurre i sintomi a livello epatico e renale, ma anche di aumentare la produzione del fattore antinfiammatorio IL-10. Il prossimo passo sarà quello di andare ad approfondire questa scoperta e di ricercare altri anticorpi che potrebbero rivelarsi essenziali per la creazione di nuove terapie

    L’articolo Lupus eritematoso sistemico: individuato un nuovo approccio terapeutico è stato scritto su: Biomed | CUENEWS.

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